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Borsa e costruzioni: Impregilo prepara l'attacco ad Astaldi

di G.I. 3 Ottobre 2018

Il dossier per il salvataggio di Astaldi circolava già da giorni, da quando cioè il secondo general contractor italiano, in seria difficoltà, ha avviato la procedura di concordato in continuità. Oggi la discesa in campo formale del numero uno del mercato, Salini Impregilo, in assedio da giorni. Dopo le indiscrezioni circolate nelle sale operative è arrivata la conferma ufficiale della società guidata dall'amministratore delegato Pietro Salini. "Salini Impregilo nell'ambito della strategia di consolidamento della propria posizione di leadership nel settore delle grandi opere infrastrutturali valuta continuamente ogni opportunità di crescita", si legge nell'incipit del comunicato apparentemente generico diramato in serata a Borsa chiusa. Ed è in quest'ottica che la preda Astaldi diventa una opportunità. Impregilo non nega di seguire "con attenzione le evoluzioni riguardanti società operanti nel settore delle costruzioni all’estero e in Italia, e tra queste anche il Gruppo Astaldi, con l’obiettivo di valutare ogni possibile opzione coerente con i propri obiettivi di disciplina finanziaria e creazione di valore per i propri stakeholders. Ad oggi - precisa - non è stata assunta alcuna determinazione in merito". Determinazioni per le quali però sarebbe ormai solo questione di tempo. Il primo passo sarà la probabile decisione di Salini -Impregilo di farsi carico della realizzazione delle opere nelle quali è coinvolta con Astaldi.

 

Salini Impregilo e Astaldi sono già oggi di gran lunga le prime due imprese di costruzione in Italia: la prima ha chiuso il 2017 con un fatturato consolidato di 6.107 milioni di euro, la seconda con 3.060. Insieme, dunque, se dovessere prendere corpo il "matrimonio", Salini e Astaldi avrebbero circa 9 miliardi di euro di valore della produzione consolidata. Tuttavia la gran parte dell'attività dei due gruppi è all'estero: in Italia Salini Impregilo nel 2017 ha fatturato 500 milioni, Astaldi 743 milioni. Insieme, dunque, arriverebbero (a dati attuali) a circa 1,2 miliardi, pari a solo l'1% del valore delle costruzioni in Italia (totale 122,7 miliardi, dati Ance), o pari al 5% se consideriamo solo il mercato dei lavori pubblici (23 miliardi di euro di spesa effettiva, dati Ance). Salini e Astaldi insieme, con i nove miliardi di euro di fatturato, salirebbero nella classifica europee dei costruttori dall'attuale 11.ma posizione di Salini Impregilo al nono posto, ma ancora lontani dal vertice.

 

Il tempo stringe e l'operazione di 'fusione' no è affatto facile. Da giorni gli istituti di credito e un team di legali sono al lavoro sul dossier. 

 

Intanto Astaldi prova a metterci "una pezza" e in giornata con un comunicato ha sottolineato che la procedura di “concordato preventivo in continuità” ha lo scopo di garantire ai committenti la regolare prosecuzione dei lavori in tutti i cantieri in cui il Gruppo sta operando, oltre che tutelare i creditori e preservare il patrimonio aziendale. 

 

Il secondo gruppo di costruzioni in Italia, controllato dalla famiglia Astaldi e quotato in Borsa da oltre 15 anni, dunque, prova a mettere a tacere le voci per cui le difficoltà finanziarie e di solvibilità nei confronti dei creditori e del sistema bancario (tra le più esposte Intesa Sanpaolo, Unicredit, Bnp Paribas e BancoBpm) rischiano di fermare anche i lavori in cui Astaldi è impegnata come general contactor o come azionista dei consorzi costituiti. Fra questi vi sono il primo lotto tra Verona e il bivio di Vicenza sulla tratta che dovrebbe arrivare fino a Padova, l’alta velocità ferroviaria tra Napoli e Bari, per la tratta fino a Cancello, la costruzione della galleria di base del Brennero, i lavori per la metro C di Roma in via di realizzazione e quelli della linea MM4 a Milano.

 

Astaldi precisa che l’azione di S&P di declassare il rating a D segue la decisione della società di presentare domanda di concordato. S&P valuta la situazione attuale di Astaldi al pari di un default "poiché la richiesta di concordato preventivo implica la sospensione dei pagamenti rivenienti da tutti gli impegni pregressi alla data di presentazione della domanda di concordato - sottoline Astaldi - salvo espressa autorizzazione del tribunale, durante il periodo del concordato".

La società, inoltre, precisa che tutti i pagamenti maturati relativi alle obbligazioni emesse sono stati regolarmente pagati. Il declassamento a D, default, "non è quindi in nessun modo da assimilare ad uno stato di fallimento del Gruppo", sottolinea.

 

Ieri il titolo della società è rimasto a lungo congelato alle contrattazioni e ha chiuso in calo del 28,1% a 0,41 euro. Giovedì scorso quotava 1,14 euro: in tre sedute ha bruciato il 64% del suo valore. Il titolo Astaldi ha chiuso oggi la seduta con un rialzo del 3,5%.

 

Nel frattempo, secondo indiscrezioni, le trattative per la quota nella concessionaria del Terzo Ponte sul Bosforo stanno continuando con China Merchant Group che non ha ancora preso una decisione definitiva e Astaldi che mira a completare l`operazione entro la fine dell`anno. Inoltre, altre società cinesi e il fondo londinese Centricus Asset Management potrebbero essere interessate ad entrare nel consorzio con China Merchant Group.

 

 

 

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