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30 Aprile 2026
29 Aprile 2026
Il Pil italiano dovrebbe chiudere l'anno a +0,4%, per arrivare nel 2016 a +1,3%.
La stima arriva dall'Ocse, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ed è contenuta nell'Economic Surveys Italy, dossier pubblicato questa mattina e dedicato da cima a fondo allo stato di salute del nostro Paese (scarica in allegato il documento completo).
Segnali di miglioramento sono messi in conto anche su fronte della disoccupazione: quest'anno a quota 12,3%, dovrebbe scendere all'11,8% nel 2015.
Meno drammatica di quanto siamo abituati a leggere la visione che quindi ha l'Ocse su di noi, a cui si aggiunge la menzione di merito per il programma di riforme del Governo definito “ambizioso e di ampio respiro per stimolare la crescita” - con priorità assoluta a quella legata al mercato del lavoro - e che “potrebbe determinare un incremento del Pil pari al 6% entro i prossimi 10 anni”.
Ci sono però una serie di punti critici che rischiano di vanificare tutti gli sforzi.
Nell'elenco – oltre a maxi-temi che conosciamo ormai a memoria, come la lotta all'evasione fiscale e la riduzione del debito e della spesa pubblica - finisce nel calderone anche la questione dei crediti incagliati.
Il sistema bancario italiano – mette in guardia l'Ocse - si sta dimostrando troppo lento sul fronte dei Npl (Non performing loan), crediti di difficile riscossione – per usare il solito eufemismo - che si sono via via accumulati nei bilanci degli istituti dall'inizio di una crisi partita ormai sette anni fa.
Gran parte di questi asset – come noto – è rappresentato dalla massa di mutui ipotecari a diversi stadi di tossicità (dal contraente che ha saltato qualche rata alla pratica di fallimento, dove il tribunale sta cercando di vendere – più frequentemente, svendere – l'immobile oggetto del mutuo).
L'exit strategy c'è: adottare un veicolo finanziario, dove far confluire le perdite.
Si tratta della soluzione bad bank, tornata in auge nell'agenda del Governo Renzi e appoggiata da Bankitalia e Abi.
L'Ocse ricorda come un sistema simile sia stato già adottato di recente in casi analoghi da altri Paesi europei (vedi Spagna e Irlanda), senza però entrare nel merito della questione, ovvero chi e come sosterrà le perdite e i costi di uno strumento del genere?
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