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17 Aprile 2026
17 Aprile 2026
Nel primo trimestre del 2026 la domanda di mutui immobiliari da parte delle famiglie italiane registra una contrazione del 12,4%, un calo dovuto almeno in parte alla crescita sostenuta del primo trimestre 2025. La domanda nel primo trimestre 2026 risulta comunque superiore a quella del pari periodo del 2023 e del 2024. Nel solo mese di marzo la richiesta di mutui diminuisce del 15,0%. Da luglio 2025 si osserva un progressivo rallentamento, con una contrazione della domanda da ottobre.
Nel 2025 il fenomeno delle surroghe segna un +25,1%, mentre i nuovi mutui erogati crescono del 15,1%. Dall'ottobre 2025 la surroga risulta in frenata, con una riduzione di 9,2 p.p. nell'ultimo trimestre, a conferma di un ridimensionamento dell'intero comparto.
"Le forti tensioni geopolitiche stanno minando le prospettive di crescita, alimentando il rischio di una frenata dei mercati. Questa complessa congiuntura pone le famiglie in una situazione di incertezza e di prudenza nel richiedere finanziamenti di lungo periodo; così come, analogamente, il perdurare delle tensioni sui costi delle materie prime energetiche, fa ipotizzare un rialzo dell'inflazione, il che genera incertezza nelle modalità di definizione dei tassi di interesse. È una situazione che abbiamo visto sovente in questi ultimi anni. Oggi, quasi nove mutui su dieci (86%) vengono stipulati a tasso fisso, una scelta che riguarda sia i nuovi contratti sia le surroghe. A spingere i consumatori verso questa soluzione sono le condizioni di mercato favorevoli, che offrono la sicurezza di un canone costante nel tempo" - commenta Simone Capecchi, executive director di CRIF.
L'importo medio richiesto nel primo trimestre dell'anno è pari a 161.059 euro, con un aumento del 4,8% rispetto allo stesso periodo del 2025, un livello che non si registrava da dieci anni. Nel 2016 l'importo medio era poco sopra 122.000 euro.
Per fasce di importo, nel primo trimestre 2026 le richieste si concentrano tra 100.000 e 150.000 euro (30,6%) e tra 150.000 e 300.000 euro (31,3%), dato sostanzialmente in linea con il corrispondente periodo del 2025.
Dalla distribuzione per durata emerge che il 43,5% del totale riguarda mutui tra 25 e 30 anni. L'aumento dell'importo medio rende necessario per molte famiglie diluire il debito nel tempo con rate più contenute per non gravare sul bilancio familiare.
Per classi di età, il range 35-44 anni raccoglie la maggiore incidenza con il 47,7% del totale.
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