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6 Febbraio 2014

Si allungano i tempi per la riforma del Catasto

di Guglielmo Notari

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Lo Stato chiede un aiutino ai proprietari di immobili per portare a termine la riforma del Catasto.

 

Nel testo approvato dal Senato, e che per diventare legge necessita dell'approvazione della Camera, è infatti prevista la partecipazione dei contribuenti alla riforma.

 

Entro un anno dall'entrata in vigore della legge, infatti, i contribuenti potranno fornire direttamente all’Agenzia delle entrate i dati necessari per elaborare i valori patrimoniali e le rendite catastali.

 

Al posto dei vani catastali – l'unità di misura attualmente in vigore per il calcolo delle dimensioni dell'immobile da cui trarre la rendita catastale entrata in vigore nel 1989 - sarà introdotto il calcolo della superficie espresso in metri quadrati.

 

Il motivo è facilmente intuibile: essendo le compravendite gestite sulla base della dimensione degli immobili misurata in metri quadrati, appara più realistico ed equo applicare lo stesso metodo anche per determinare la base imponibile sulla quale calcolare la patrimoniale sugli immobili.

 

La nuova rendita, inoltre, partirà dai valori locativi annui al metro quadrato (come appunto avviene a livello di mercato per determinare il rendimento di un bene immobiliare concesso in locazione), prendendo a riferimento i dati dell'Omi, l'Osservatorio sul mercato immobiliare dell'Agenzia delle entrate, ex Agenzia del territorio.

 

A cambiare, inoltre, non saranno solo misure, grandezze e metodi per arrivare a pagare la tassa sulla proprietà immobiliare, ma anche la stessa organizzazione del Catasto.

 

I faldoni con gli elenchi degli immobili non saranno più organizzati per gruppi, categorie e classi, ma sulla base della suddivisione del territorio comunale in microaree, che sostituiranno le attuali zone censuarie, in modo da ottenere un'anagrafe immobiliare che offra una fotografia del patrimonio immobiliare sul territorio più realistica e coerente con l'attuale situazione del mercato.

 

Per chiarire: zone che in passato erano quartieri popolari e di poco pregio nei centri delle città divenuti con il tempo e con trasfornazioni urbanistiche (spesso spontanee) location di alto standing dovranno essere riconosciute come tali.

 

Nonostante sembri tutto ben definito, e nonostante i titoli trionfanti e risolutivi dei giornali, i tempi di entrata in vigore di queste novità sono tutt'altro che certi.

 

Anzi, si annunciano piuttosto lunghi: la Camera, solo per citare il primo inghippo, non ha ancora calendarizzato la votazione sulla delega fiscale, provvedimento che contiene anche le norme relative alla riforma del Catasto.

 

Un male, da un certo punto di vista, in quanto permangono incertezza e iniquità fiscale.

 

Che potrebbe però avere risvolti positivi: il mondo immobiliare guarda con timore alla riforma del catasto, in quanto l'attribuzione di valori di mercato, sia di compravendita che locativi, aumenterà notevolmente la base imponibile su cui calcolare le imposte.

 

Ad aliquote invariate, quindi, il peso del fisco sul mattone diverrebbe davvero insostenibile.

 

Il tempo per discutere e ritarare la pressione fiscale sugli immobili ci dovrebbe essere, meglio non sprecarlo.

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