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29 Maggio 2026

Cantieri edili, altro scandalo: Operai indiani sfruttati per costruire il Consolato Usa a Milano. Commissariato il colosso Caddell

di Maurizio Cannone

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L’inchiesta dei pm Storari e Clerici della procura di Milano: i lavoratori venivano arruolati direttamente in India. “Se non accettate, vi rispediamo a casa”

Dubai, Dhoa, tutte le aree oggi ricche del Golfo Persico hanno fatto e fanno della schiavitù organizzata il motore dcaniteriei loro cantieri, ma a Milano non si era ancora sentito. 

Proprio all’indomani della presa di posizione di Chiara Tenerini di Forza Italia riguardo all’edilizia “Casse edili, Tenerini (FI): niente precarietà, il futuro va governato non demonizzato” che aveva tanto irritato l’Ance, associazione che anche in questa vicenda spicca per la sua mancanza.


Scrive Repubblica: Operai “in condizioni di sfruttamento”, in uno “stato di bisogno”, “sfruttati attraverso la palese e reiterata violazione” delle norme in materia di orario di lavoro, riposi, retribuzioni. Arruolati dal colosso americano Caddel Construction, attraverso la società Dynamic House, con sede a Nuova Delhi, in India, e fatti arrivare a Milano per la realizzazione del Consolato americano. Con l’accusa di caporalato i pm Paolo Storari e Mauro Clerici dispongono il controllo giudiziario della Caddel, come si evince dal decreto visionato da Repubblica.

"Vi rispediamo in India”
Gli operai prendono paghe sotto la soglia di povertà sotto i due euro l’ora. Con un’aggravante: la “minaccia nel prospettare il licenziamento e di ‘essere rispediti in India’ in caso di mancata accettazione delle condizioni di sfruttamento”, si legge ancora nel provvedimento della procura di Milano, che coordina il lavoro dei Carabinieri del nucleo per la tutela del lavoro. Indagati Ulas Demir, legato al ramo italiano di Caddel, e lo stesso colosso per la sua “politica di impresa che accetta lo sfruttamento dei lavoratori”.

Le accuse: “Meccanismo criminale, gli operai pagano il pizzo per lavorare”
Dalle testimonianze degli operai impiegati nel cantiere di Milano per la realizzazione del nuovo consolato degli Usa, “emerge in maniera piuttosto semplice e lineare nella sua drammaticità, un meccanismo criminale ricorrente che inizia ben prima dell'arrivo in cantiere”. Primo: il reclutamento all’estero: i lavoratori vengono presi in India, “da intermediari senza scrupoli”, che promettono stipendi dignitosi. Per partire, a tutti loro viene chiesto di pagare 5 mila euro per il visto e per ottenere il posto. Un “pizzo”, viene definito dai pm. Per pagarlo, “gli operai e le famiglie si indebitano pesantemente”.

“Turni massacranti, situazione di para schiavismo”
Una volta arrivati in Italia, ci si rende conto che le promesse sono false. “Il caporale di cantiere trattiene gran parte del salario (già misero) con la scusa dell’alloggio e del vitto e con la minaccia di licenziamento”. Turni massacranti, zero sicurezza, minacce continue di licenziamento e di essere rispediti a casa. Una situazione di “para schiavismo”.

I lavori per il Consolato
Il progetto del nuovo Consolato, nell'area dell'ex Tiro a Segno di Piazzale Accursio, è un intervento imponente che vale 200 milioni di dollari. Durante il picco dei lavori sono stati impiegati 450-500 lavoratori, “con un investimento diretto nell'economia locale di circa 65 milioni di dollari”. La fine dei cantieri, inizialmente prevista per il 2025, è stata prorogata al 2028. Nel 2025 sono stati impiegati tra i 311 e i 394 lavoratori. Lo scorso dicembre, più di 300 operai sono indiani.

“Prendo 1.500 euro ma pago 500 per dormire e 300 per mangiare”
Una trentina gli operai sentiti. Vengono arruolati attraverso un’agenzia intermediaria. Pagano 5 mila euro per partire e venire in Italia. Quando arrivano qui, le promesse di una vita decente svaniscono. Lavorano sei giorni su sette, una media di dieci ore al giorno, uno stipendio tra 800 e 1.400 euro. Con un grosso però. Lo racconta a verbale uno di loro: “Guadagnavo 1.400/1.500 euro al mese, ma da quelli pagavo 510 euro per l’albergo e 350 euro per mangiare”. Significa che in tasca restano 640 euro. Di questi, spesso, più della metà vengono spediti a casa. Annotano i pm che c’è chi resta a Milano solo con 150 euro al mese in tasca.

“Paghe tra 1,31 e 1,91 euro. E poi insulti, minacce, violenze”
Sulla base dei contratti, si scoprono “retribuzioni orarie estremamente ridotte, comprese tra 1,31 euro e 1,91 euro”. Poi le condizioni del cantiere: dalle 6 alle 18.30, tutti i giorni tranne la domenica. Nessuna festività. A comandare sono i turchi. “Gli insulti erano quotidiani, e anche la minaccia che se non accettavo quelle condizioni mi avrebbero rimandato in India. A volte ci sono stati anche gesti di violenza fisica. Una volta Aji, dopo che mi ero lamentato per i soldi, mi ha rinchiuso nell’ufficio”, racconta un testimone. Un altro: “Il capoturno mi diceva: bastardo, fai veloce altrimenti di spacco il culo”. Una “vita di cantiere dura e priva di ogni sensibilità umana”, scrivono i pm. Se gli operai stanno male? Devono andare lo stesso in cantiere – “ti do una medicina” – oppure perdono la giornata.

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