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30 Aprile 2026
29 Aprile 2026
Chi ha in programma l’acquisto di una casa (o comunque un investimento immobiliare) finanziato da un mutuo farebbe bene a non rimandare ancora il momento della scelta. Perché i segnali di tensione sul fronte dei tassi sono in crescita e la sensazione è che il trend al rialzo tenderà a rafforzarsi. Non solo perché la normalizzazione dei tassi ufficiali non è troppo a lungo rinviabile, ma anche perché gli istituti di credito hanno la necessità di recuperare margini dopo la guerra commerciale degli ultimi mesi e a fronte della difficoltà di guadagnare su altri fronti, a cominciare dalla concessione di prestiti alle aziende, che continuano a generare nuovi performing loans.
Domanda ed erogazioni in crescita
Gli ultimi dati di mercato segnalano che la corsa dei mutui è ancora in corso. Crif segnala che a dicembre il numero delle domande ha fatto segnare un incremento del 21,3% rispetto allo stesso mese del 2015, la variazione più alta degli ultimi sei mesi. Il bollettino sottolinea che le interrogazioni effettuate dagli italiani durante tutto il 2016 sono cresciute del 13,3% rispetto all’aggregato del 2015. Un dato, quest’ultimo, spiegato dagli autori della ricerca alla luce di due ragioni: il contenimento dei prezzi e i tassi di interesse allettanti. In media, i finanziamenti per gli acquisti immobiliari sono stati di 123.350 euro, in rialzo dello 0,9% sull’anno precedente, ma su livelli distanti dai 136mila euro toccati nel 2009.
L’ultimo dato sulle erogazioni è invece relativo a novembre, con l’Abi che segnala un incremento dell’1,9% nel confronto annuo.
Tassi in salita
Intanto cominciano a salire i tassi. Per i mutui sottoscritti a gennaio, la media è stata del 2,1%, in risalita dal minimo storico del 2,02% registrato a dicembre 2016. Le condizioni restano molto favorevoli se paragonate al 5,72% di fine 2007, ma intanto è indicativo che il cambio di rotta è partito.
Una conferma in tal senso arriva da Crif. Per una operazione di mutuo di 140.000 euro, durata 20 anni, valore immobile 220.000 euro, i migliori tassi finiti per i mutui a tasso fisso si posizionano infatti a gennaio 2017 attorno all’1,70% contro un omologo 1,55% dello scorso ottobre 2016. Un aumento che non assorbe ancora completamente l’aumento registrato degli indici IRS che, per la durata 20 anni, sono aumentati nel periodo ottobre 2016 – gennaio 2017 di ben40 punti base (dallo 0,90% medio di ottobre all’1,30% odierno).
Cosa attendersi
Verosimilmente i prossimi mesi saranno ancora all’insegna dei rialzi. Se la Fed americana ha già avviato il processo di normalizzazione dei tassi, con un rialzo di 25 basis point nel 2016 al quale dovrebbe far seguito un altro ritocco verso l’alto nella riunione di metà marzo. In Europa non sono attesi rialzi dei tassi ufficiali almeno per un altro anno, ma intanto i tassi di mercato stanno riprendendo quota, anche se solo di qualche decimale. E si tratta dei benchmark presi a riferimento dalle banche per poi costruire l’offerta finale.
C’è poi una questione legata al modello di business delle banche. Per oltre un anno tra gli istituti di credito vi è stata una guerra di prezzi, con ribassi continui degli spread, ora inizia a prendere piede il trend opposto. Numerose banche hanno già iniziato a veicolare i mutui a tasso variabile solo con la clausola floor, che le porta a considerare il parametro base per il calcolo dello spread a zero anziché seguendo l’Euribor a tre mesi (anche se in terreno negativo). Hanno scelto questa strada, tra gli altri, gruppo Ubi Banca, Unicredit, Banco Popolare, Banca Monte dei Paschi di Siena, Banca Popolare di Milano e Deutsche Bank. Una strategia legittima, per quanto fortemente criticata dalle associazioni dei consumatori. Altri istituti come Intesa Sanpaolo hanno invece alzato lo spread per recuperare marginalità sull’operazione di concessione del finanziamento.
Prezzi verso la stabilità
Tornando a sposare l’ottica del potenziale mutuatario vi è anche un’altra ragione che consiglia di concretizzare la scelta. Dopo sette anni di calo consecutivo, i prezzi degli immobili si stanno stabilizzando e in alcune zone e città ci sono già segnali di ripresa, destinati a rafforzarsi nei prossimi trimestri.
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