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5 Luglio 2016

Firenze e McDonald's: i soliti burocrati che non rispondono mai

di S.L.

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La vicenda del Comune di Firenze che nega a McDonad’s di aprire in Piazza del Duomo potrebbe risolversi nel classico confronto tra guelfi e ghibellini: chi ritiene che Firenze debba essere protetta dai supermercati del fast food opposti a quanti guardano al libero mercato.

«Per mesi abbiamo trattato col sindaco Nardella e i suoi assessori, abbiamo avuto pure i complimenti. Perché ora questi schiaffi? C'è qualcosa di politico sotto», taglia corto l' amministratore delegato di McDonald's Italia Roberto Masi.

«Ma noi faremo di tutto per avere il nostro miglior ristorante del mondo in piazza del Duomo. A costo di andare per vie legali se non trovassimo un accordo».

In sintesi, non si parla di un’idea improvvisa, di un colpo di sole che ha colpito i vertici italiani di McDonald's. Da quasi un anno l’azienda parla con i delegati del Comune, affitta gli spazi, studia un nuovo menù per rispettare la cucina locale e all’improvviso arriva il no. A mezzo stampa. In un Paese normale i referenti si sarebbero parlati chiaramente. Il problema è che non esistono i referenti ma solo un referente, l’azienda. Perché al Comune non c’è un nome e cognome che risponda della scelta. E che nel caso paghi i danni causati, se fossero riconosciuti. L’unica certezza è che McDonald's di denaro ne ha speso tanto per questo progetto. Come ne ha investo molto, e s’immagina anche con profitto, nell’apertura di 9 esercizi che occupano 300 lavoratori sempre nel Comune di Firenze. Sul quale paga le tasse e contribuisce alle spese della città. Se non potrà aprire in Duomo immaginiamo che non fallirà, ma è intollerabile che le amministrazioni pubbliche non ricevano con tappeti rossi chi vuole portare ricchezza sul territorio. Liberi di non accettare i progetti, ma è insopportabile e insostenibile per le aziende che le risposte non arrivino in tempi rapidi e con chiarezza definitiva. Le amministrazioni pubbliche non devono far quadrare i bilanci, i privati sì. E se i conti vanno in rosso le persone perdono il lavoro. Un altro punto sul quale i rappresentanti dell’immobiliare dimostrano di non avere la forza necessaria per far rispettare le norme. 

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