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14 Aprile 2026
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Riflettori puntati sul Giappone che sembra davvero aver buttato alle spalle una delle crisi economiche e immobiliari più lunghe – durata circa un decennio – che il Paese abbia mai attraversato.
Il primo segnale lo si è visto dai flusso di capitali arrivati sul mattone a livello nazionale: lo scorso anno il balzo in avanti è stato dal 70%, per l'equivalente di 44 miliardi di dollari di transato (mai così tanti dal 2008).
L'attenzione degli investitori sta andando in particolare su Tokyo, dove la prospettiva di nuovi capitali stranieri in arrivo – confermata anche dal sentiment degli operatori che mettono proprio il Giappone in testa alla classifica delle mete preferite su cui scommettere nei prossimi semestri - ha già provocato i primi effetti.
In particolare sul mercato degli uffici.
Due i deal che hanno segnato il secondo trimestre del 2014: Tobu Railway ha comprato due edifici per 103 miliardi di yen e l'acquisto del Kokusai Akasaka Building da parte di Sekisui House per 74 miliardi di yen.
Ma soprattutto nel giro di poco più di due anni dalla nomina del primo ministro Shinzo Abe, quello che ha stupito di più gli osservatori sono i canoni degli uffici schizzati del 20%, mantenendosi però ancora bassi – un 15-20% in meno - rispetto ai livelli toccati nel 2007 (non in una fase di boom immobiliare, ma prima della crisi finanziaria legata ai mutui subprime che dagli Usa ha contagiato i mercati internazionali).
E non è finita, perché nei prossimi due anni gli analisti di Cbre si aspettano un rincaro degli spazi direzionali più pregiati nelle zone centrali della Capitale di un altro 30%.
E senz'altro a quel punto si parlerà di bolla speculativa sul mattone del Sol Levante.
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