Ultime notizie
23 Aprile 2026
E' stato un mantra assoluto delle aziende che hanno attraversato la crisi degli ultimi 7 anni.
Oggi si tira il fiato: rispetto ai momenti peggiori, quando il principale driver di ogni strategia legata alla location degli uffici era dominata dal contenimento dei costi, le aziende europee fanno un passo avanti, re-introducendo criteri di scelta più evoluti.
A fissare i criteri di questo cambio in corsa è l'European Occupier Survey, indagine targata Cbre giunta alla quinta edizione, che ha approfondito driver e tendenze legate alle strategie immobiliari di gruppi e multinazionali con sede nel Vecchio Continente.
Oggi – si legge nel dossier - la presenza di forza lavoro qualificata ha influito in modo significativo sulle scelte di localizzazione delle aziende.
Ad esempio, circa la metà del panel di manager intervistati (46%) ha indicato la disponibilità di talenti tra i fattori chiave che guidano tali scelte, mentre per il 30% è stato il costo del lavoro il fattore fondamentale.
Ma soprattutto: entrambe le risposte hanno registrato un incremento del 10% rispetto allo scorso anno.
I due terzi degli intervistati (67%) ha riferito che la strategia di workplace è stata guidata principalmente dalla necessità di attrarre e trattenere talenti.
Questo dato è in crescita del 20% rispetto allo scorso anno (48%) e fa scendere dal primo al terzo posto il contenimento dei costi (dal 56% nel 2013 al 43% di oggi) quale principale motivazione della decisione sulla localizzazione.
Il secondo motivo alla base di una strategia di workplace è il desiderio di aumentare la produttività dei dipendenti, passato dal 37% al 46%.
Infine, luoghi di lavoro accoglienti con spazi di qualità e facilmente raggiungibili con i mezzi di trasporto, sono sempre più ricercati dalle aziende, il 65% delle quali indica proprio questi quali fattori fondamentali per scegliere un immobile e per attrarre le giovani generazioni.
Spiega Marcello Panizzutti, head of Project Management per Cbre Italia: “Il metodo di lavoro è cambiato e le esigenze degli utilizzatori si riflettono sempre di più in ambienti di lavoro smart e dinamici.
Questo non significa abbandonare il tradizionale spazio con scrivanie ma piuttosto aumentare gli spazi di networking con l’espressa volontà di rendere il posto di lavoro un benefit che l’azienda mette a disposizione del dipendente.
Le aziende sempre più acquisiscono consapevolezza che attrarre e/o mantenere personale qualificato e motivato non è più solo una questione di stipendio ma anche di ambiente di lavoro”.
“Anche in Italia - aggiunge Stefania Campagna, head of tenant representation per Cbre Milano - sta arrivando una la rivoluzione nel modo di vivere lo spazio in azienda, anche se con tempistiche più lente, per ragioni storiche e culturali, rispetto ad altri Paesi.
Oggi soprattutto le branch italiane delle grandi corporate globali stanno timidamente iniziando a sperimentare i nuovi modi di lavorare.
Notiamo inoltre un approccio differente a seconda del settore di attività: gli studi legali e il settore bancario sono più restii al cambiamento, ad eccezione di Unicredit ch fra le aziende italiane è precursore nell’implementazione dello smart working; mentre le società attive nei settori telecomunicazioni media e tecnologico stanno implementando format sempre più avveniristici – come gli esempi recenti di Google, Microsoft e Samsung”.
Scarica allegato
È online il nuovo numero di REview. Questa settimana: Savills: Q1 2026, investiti 450mln nella logistica in Italia (Vide
Notizie Correlate
24 Aprile 2026
red
MF Newswires
Red
24 Aprile 2026
Red
Red
MF Newswires
red
red
22 Aprile 2026
Red





.jpg)
