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19 Dicembre 2025

Zucchetti Village a Lodi: il nuovo headquarter progettato da Lombardini22

di Red

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Il progetto di Lombardini22 per il nuovo headquarter del Gruppo Zucchetti è un programma di consolidamento aziendale che diventa occasione di sperimentazione architettonica. La crescita del Gruppo ha evidenziato l'esigenza di ripensare gli spazi di lavoro, superando la frammentazione delle sedi e costruendo un luogo in grado di rappresentarne l'identità evolutiva.

Sul piano urbano, l'intervento si colloca in un complesso a destinazione commerciale e uffici, formato da una torre uffici rinnovata nel 2017, già sede di alcuni uffici del Gruppo (Torre Zucchetti), e da uno spazio retail su due livelli (ex centro commerciale My Lodi), una piastra introversa e sottoutilizzata, energivora e obsoleta dal punto di vista funzionale e prestazionale, ma con potenziale strategico in termini di posizione, superficie, accessibilità e possibilità di trasformazione.

In questo contesto nasce il nuovo headquarter del Gruppo Zucchetti, progettato da Lombardini22. A partire dal 2019, il complesso è stato ripensato nel suo insieme, combinando l'esigenza di consolidamento con la volontà di rigenerare un residuo urbano, integrandolo con la torre esistente e rinnovandone le relazioni con la città.

L'impostazione ha portato a immaginare un campus integrato che favorisca collaborazione, attrazione di talenti e qualità dell'ambiente di lavoro, allineato ai nuovi modelli organizzativi e alle strategie di sviluppo del Gruppo: non solo un headquarter, ma un village contemporaneo orientato all'innovazione, con circa 1.200 postazioni di lavoro e fino a circa 1.800 dipendenti in sharing.

Strategia architettonica. L'approccio adottato da Lombardini22 è una trasformazione mirata e selettiva dell'esistente, combinando sottrazioni e addizioni volumetriche, riuso e riconfigurazione degli spazi in un equilibrio tra conservazione e nuova costruzione.

La piastra commerciale. Decisione centrale è la preservazione e rifunzionalizzazione della piastra dell'ex centro commerciale, la cui struttura in cemento armato è stata in gran parte mantenuta e adeguata sismicamente, riducendo l'impatto ambientale dovuto alle demolizioni e valorizzandone il potenziale spaziale. Per ridurre la profondità di piano e renderla adatta alle attività previste, il volume è stato alleggerito: svuotata la parte centrale, sono state ricavate due corti interne a cielo aperto, un giardino percorribile e un patio lastricato come estensione dello spazio interno, oltre a una serra bioclimatica a doppia altezza con copertura a shed vetrata che funge da hall di accoglienza e nodo distributivo del complesso.

La serra opera come dispositivo ambientale che contribuisce alla riduzione dei consumi energetici dell'edificio. La piastra, organizzata su due livelli, integra funzioni che estendono il concetto di spazio di lavoro: dalla serra/reception a un'area wellness dedicata ai dipendenti, un ristorante, una caffetteria aziendale e un auditorium nella zona semipubblica; inoltre una client area, una conference room con training center e gli spazi ufficio con i relativi supporti. Sono mantenute alcune funzioni esistenti di servizio pubblico (banca, farmacia e, a breve, un ristorante) a beneficio del quartiere.

Il progetto agisce anche sulla permeabilità: dove l'ex centro commerciale era un monolite chiuso e introverso, si introducono trasparenze, porosità e connessioni visive e funzionali tra interno ed esterno, in una relazione diretta ma protetta.

Il nuovo edificio in legno. La rimodulazione dei volumi ha consentito la realizzazione di un nuovo corpo di sei piani fuori terra, posto sul lato est della piastra, qui demolita nelle ultime tre campate: è una struttura ibrida in legno lamellare (X-Lam, Cross Laminated Timber) e cemento armato (core di distribuzione verticale), con 22 pilastri in legno alti 20 metri e passo strutturale di 8,40 metri. Gli impalcati in legno definiscono una maglia chiara e leggibile.

Dedicato a uffici e spazi di supporto, il nuovo edificio ha geometria compatta ma non monolitica: vuoti angolari a doppia altezza e ampie superfici vetrate scavano il volume e introducono terrazze praticabili. All'ultimo piano il volume arretra, con una terrazza continua perimetrale. Il linguaggio della piastra rigenerata, più trasparente e regolare, si affianca a quello della nuova stecca in legno, con un contrasto che produce un'identità composita ma coerente.

Spazi interni. Gli ambienti sono progettati per rispondere alle esigenze funzionali del Gruppo e favorire sinergie derivanti dalla condivisione di uno spazio unitario, con attenzione al benessere psicofisico delle persone e alla qualità ambientale. Il legno, lasciato a vista insieme agli impianti integrati nella trama strutturale, contribuisce a un'atmosfera luminosa e confortevole, sostenuta da scelte cromatiche differenziate per aree. Particolare attenzione è riservata anche al comfort acustico e illuminotecnico.

L'involucro. Nell'intero complesso l'involucro definisce identità architettonica e prestazioni. Nella piastra, facciate vetrate ad alte prestazioni con montanti e traversi in alluminio a taglio termico e vetri selettivi creano una pelle continua che aumenta la trasparenza e migliora il rapporto interno-esterno. Nella nuova stecca in legno la materia costruttiva è parzialmente a vista in una facciata a cellule con moduli vetrati a tutta altezza e un sistema di schermature in lamiera stirata orientate per controllare i carichi solari e garantire la visibilità verso l'esterno.

Nella serra bioclimatica, la copertura a shed con ampie superfici vetrate opera come diaframma di regolazione: riduce le dispersioni invernali, consente la ventilazione naturale estiva e capta passivamente calore dall'irraggiamento solare. Le coperture ospitano verde estensivo sulla piastra, con terrazze accessibili per lavoro informale e pause, e soluzioni tecniche sul nuovo edificio per impianti e sistemi fotovoltaici.

Sostenibilità. Il progetto consente a Lombardini22 di consolidare un approccio orientato alla sostenibilità, con una scelta costruttiva coerente anche in chiave di neutralità carbonica: impiego di legno lamellare certificato, con soluzioni di prefabbricazione mirate alla velocità di cantiere e alla qualità dello spazio. Il legno consente un risparmio di CO2 sia in costruzione sia lungo il ciclo di vita, grazie alla capacità di assorbire e immagazzinare anidride carbonica.

Sono stati utilizzati strutturalmente circa 1.600 m3 di legno dal primo al quinto piano della nuova stecca uffici, nel corpo di collegamento tra le corti interne e in parte della struttura di copertura della serra di ingresso. Ciò equivale a oltre 1.600 tonnellate di CO2 sottratte all'atmosfera, equivalente annuo di circa 500 auto a benzina o di circa 80.000 alberi. Rispetto a materiali come cemento e acciaio, che richiedono processi produttivi più energivori, l'utilizzo del legno riduce l'impatto ambientale.

Le soluzioni adottate sono allineate con le linee guida della tassonomia dell'Unione europea per gli investimenti sostenibili. Il progetto riduce le emissioni di CO2 e rispetta i criteri di riuso dei materiali a fine vita, con maggiore smontabilità delle strutture primarie. L'uso dell'acqua di falda per la climatizzazione, il recupero delle acque piovane e un canopy fotovoltaico in copertura completano il sistema di ottimizzazione.

Marco Amosso, direttore L22 U&B e partner di Lombardini22: "Pensiamo che ogni architettura, soprattutto se intesa al riuso di un complesso esistente, sia anche un atto di rigenerazione urbana che influisce sulla percezione e sulla qualità della vita di un intorno più ampio. Per questo motivo, per il nuovo headquarter Zucchetti abbiamo immaginato un organismo che respira, i cui spazi si aprono alla luce e all'aria per i suoi ospiti, ma anche alla città, grazie a un attento rapporto tra i volumi, tra pieni e vuoti, tra riadattamento e nuovo. L'obiettivo era restituire nuova vita a una struttura esistente in un sistema complesso, con un programma articolato che integra funzioni semipubbliche con quelle tipiche di un headquarter direzionale, in grado di sostenerne la produttività e di dare forma a un luogo riconoscibile, permeabile e accogliente anche attraverso la scelta dei materiali e la qualità degli spazi. Un village che genera nuove relazioni, interne ed esterne, in un rinnovato dialogo con la città: un innesco capace di proporre nuove sinergie sul territorio".

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