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15 Giugno 2026

15 Giugno 2026

Eredità senza eredi: il patrimonio immobiliare che racconta la crisi demografica italiana

di red

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Ogni anno in Italia cresce il numero delle cosiddette "eredità vacanti": patrimoni che, alla morte del proprietario, non trovano eredi. Case, terreni, risparmi e altri beni che, in assenza di successori, finiscono per confluire nel patrimonio dello Stato. Un fenomeno che riguarda il diritto successorio, ma che racconta soprattutto la profonda trasformazione demografica in corso nel Paese.
Secondo diverse stime, il valore complessivo di questi patrimoni potrebbe superare gli 8 miliardi di euro entro il 2030, per arrivare a diverse decine di miliardi nei decenni successivi. Dietro questi numeri non c'è soltanto una questione patrimoniale. C'è soprattutto il riflesso di una delle principali sfide che l'Italia si trova ad affrontare: il progressivo invecchiamento della popolazione e il calo delle nascite.
Secondo i dati ISTAT, nel 2025 in Italia sono nati circa 355.000 bambini, uno dei valori più bassi mai registrati. Parallelamente cresce il numero delle persone sole e delle famiglie senza figli, mentre l'età media della popolazione continua ad aumentare.

Come la crisi demografica incide sul mercato immobiliare
Per molti anni il patrimonio immobiliare è stato uno dei principali strumenti di trasmissione della ricchezza tra generazioni. Case, terreni e immobili commerciali passavano dai genitori ai figli, contribuendo a mantenere continuità economica e patrimoniale all'interno delle famiglie. Oggi questo meccanismo mostra segnali di cambiamento.
L'aumento delle persone senza eredi diretti rischia di generare nel tempo una quantità crescente di immobili privi di una naturale continuità generazionale. Un fenomeno che potrebbe incidere sulla composizione dell'offerta immobiliare, soprattutto nei territori caratterizzati da forte invecchiamento della popolazione e spopolamento.
“Quando una persona muore senza eredi non stiamo osservando soltanto un trasferimento patrimoniale”, osserva Roberto Barbato, Presidente di FRIMM SpA. “Stiamo osservando gli effetti concreti di una trasformazione demografica che riguarda l'intero Paese. Ogni immobile senza successori racconta una storia che va oltre il mercato immobiliare e riguarda il futuro stesso della nostra comunità”.


A chi vanno gli immobili quando non ci sono eredi?
La normativa prevede che, in assenza di testamento e di parenti entro il sesto grado, l'eredità venga devoluta allo Stato. Anche quando esistono potenziali chiamati all'eredità,
qualora nessuno accetti entro i termini previsti dalla legge, il patrimonio viene acquisito definitivamente dallo Stato al termine della procedura successoria.
Si tratta di un tema destinato ad assumere sempre maggiore rilevanza nei prossimi anni, considerando l'aumento delle persone sole e delle famiglie senza discendenti diretti.
Esiste tuttavia un'alternativa. Attraverso il testamento è possibile destinare il proprio patrimonio a enti del Terzo Settore, organizzazioni benefiche, istituzioni religiose, fondazioni o associazioni non profit tramite i cosiddetti lasciti solidali. Una possibilità che consente di indirizzare immobili, risparmi e altri beni verso finalità sociali.


Calo della natalità: un problema che va oltre l’immobiliare
Secondo le proiezioni demografiche dell'ISTAT, nei prossimi decenni la popolazione italiana continuerà a diminuire e ad invecchiare. Questo scenario pone interrogativi che vanno oltre la gestione dei patrimoni ereditari.
“La questione non riguarda soltanto la destinazione degli immobili”, continua Barbato. “Se oggi assistiamo a un aumento delle successioni senza eredi, domani dovremo chiederci anche chi sosterrà il sistema economico e previdenziale del Paese. Già oggi il rapporto tra popolazione attiva e pensionati è sotto pressione e il tema della natalità non può più essere affrontato come una questione privata delle famiglie”.
Negli ultimi anni il numero delle nascite si è progressivamente ridotto mentre aumenta il peso della popolazione anziana. Una tendenza che rischia di incidere non solo sulla domanda abitativa futura, ma anche sulla capacità del sistema economico di generare crescita.
Secondo le stime demografiche più recenti, nei prossimi vent'anni l'Italia dovrà confrontarsi con una riduzione della popolazione in età lavorativa e con un incremento della quota di cittadini anziani. Una dinamica che rende sempre più attuale il tema dell'equilibrio tra contribuenti attivi e pensionati, elemento fondamentale per la tenuta del sistema previdenziale.


Dai patrimoni senza eredi a risorse per il futuro delle nuove generazioni
Il dibattito sulle eredità vacanti sta iniziando a coinvolgere anche il tema delle politiche familiari e del sostegno alla natalità.
“Per decenni i figli sono stati considerati una responsabilità condivisa dalla comunità. Oggi molte famiglie vivono la genitorialità in condizioni di maggiore isolamento, con costi crescenti e minori reti di supporto. Le donne partecipano pienamente al mondo del lavoro e spesso si trovano a sostenere un carico familiare sempre più complesso. Se non affrontiamo seriamente il tema delle nascite, rischiamo di discutere solo delle conseguenze e non delle cause”. “Per questo credo che si debba aprire una riflessione anche sulla destinazione dei patrimoni senza eredi. Queste risorse potrebbero alimentare strumenti permanenti di sostegno alla natalità e fondi dedicati alle giovani famiglie, alla genitorialità e alla crescita dei figli,
generando un circolo virtuoso capace di restituire valore alla collettività. Se il problema è demografico, la risposta dovrebbe essere demografica”, afferma Barbato.
L'ipotesi apre una riflessione più ampia sul ruolo sociale della ricchezza privata e sulle possibili modalità attraverso cui patrimoni che altrimenti rimarrebbero privi di una destinazione familiare potrebbero contribuire a sostenere questa causa.

Chi abiterà l’Italia di domani?
Per il mercato immobiliare questo fenomeno porta a confrontarsi con nuove dinamiche legate alla gestione e alla circolazione del patrimonio. Per il Paese, invece, il tema assume una portata ancora più ampia.
“È difficile immaginare un futuro sostenibile per l'Italia senza una rinnovata attenzione alla natalità”, conclude Barbato. “Bisogna chiedersi quale sarà il volto del Paese tra venti o trent'anni se continueranno a diminuire le famiglie, i giovani e le nuove generazioni”.
Le eredità vacanti rappresentano molto più di una questione successoria. Sono il segnale tangibile di un Paese che invecchia, genera meno figli e rischia di ridurre progressivamente la propria capacità di produrre ricchezza, sostenere il welfare e tramandare il patrimonio accumulato dalle generazioni precedenti.

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