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31 Dicembre 2013

Legge sugli affitti d'oro in Gazzetta ufficiale. E ora viene il bello

di Redazione

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Il Milleproroghe diventa legge a tutti gli effetti, ma sulla norma legata agli affitti d’oro – quelli versati dalle Istituzioni per pagare sedi e uffici non di proprietà pubblica, gravando in tal modo sui conti dello Stato - spunta una sorpresa.

A sollevare un dubbio, su quello che a prima vista sembra un colpo di mano sul testo del decreto, è Confedilizia che in una nota ricostruisce la vicenda: “Il decreto legge pubblicato ieri in Gazzetta ufficiale interviene sulla legge n. 137/13 senza recare alla stessa alcuna modifica, come lasciava invece intendere il comunicato della presidenza del Consiglio del 27 scorso, che conteneva l’espressione di riferimento affitti d’oro.

Sulla base del testo approvato dal Governo, le amministrazioni dello Stato, le Regioni e gli Enti locali nonché gli organi costituzionali nell’àmbito della propria autonomia potranno recedere da tutti i contratti di locazione in corso in Italia e non solamente da quelli particolarmente onerosi”.

“Il recesso – sempre secondo il testo varato dal Governo, ricostruito dalla associazione che rappresenta la proprietà immobiliare – potrà infatti essere esercitato senza alcuna motivazione, purché entro il 30 giugno 2014 e a valere per 180 giorni dopo l’invio del preavviso relativo”.

Niente “giusta causa” per un recesso contrattuale anticipato – e questo lo si era sempre detto fin dall'inizio - ma neanche un requisito che potremmo chiamare di “sicurezza” - quello di canoni gravemente onerosi - a tutela di proprietari di immobili che con le Pa hanno sottoscritto contratti, fino a prova contraria, regolari anche in tempi di spending review.

Non usa giri di parole il presidente della Confedilizia, Corrado Sforza Fogliani, nel commentare il provvedimento: “Si tratta di un intervento autoritativo di una gravità estrema.

Un conto è infatti recedere da locazioni gravemente onerose e un altro è varare un recesso generalizzato e indiscriminato, rimesso alla discrezionalità di politici e burocrati così costituendo eventualmente anche un invito ad atti di corruttela.

Siamo in presenza di uno sconvolgimento di princìpi fondamentali dello Stato di diritto.

Abbiamo fiducia che il Parlamento interverrà per riportare la facoltà di recesso dai contratti delle Pa ai casi ed ai motivi ai quali si è sempre fatto riferimento e coi quali la si è giustificata.

In mancanza, sarà necessario ricorrere ad uno scrutinio di legittimità costituzionale, che appare nell’esito scontato”.

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