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22 Luglio 2015

Il gioco delle tre carte: l'ex ufficio delle tasse venduto all'asta per far quadrare i conti, lo compra ancora la PA

di Maurizio Cannone

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In una famiglia i debiti non si cancellano passandoli da un fratello all’altro.

Per lo Stato invece sembra che sia l’unica strada praticabile per mettere in ordine i conti.

Questa mattina si è verificato l’ennesimo atto della commedia.

Il Comune di Menaggio, località turistica sul lago di Como a poca distanza dalla villa di George Clooney, ha le casse vuote.

Cosa faccio cosa non faccio, sindaco e Consiglio decidono di vendere una palazzina in disuso, ex sede dell’Ufficio delle Imposte. Un immobile senza alcun pregio storico architettonico, ma sempre una palazzina di 3 piani.

Unico inquilino, in comodato d’uso (gratuito) l’Autorità di bacino, l’ex Consorzio del Lario. Tra enti pubblici ha senso non far pagare un affitto, visto che il risparmio resta in famiglia.

E così si arriva al bando di gara, nel perfetto rispetto delle norme. Base d’asta fissata dal Comune di Menaggio: 1.026.000 euro. Nessuno si aspettava la ressa per aggiudicarsi una palazzina in stile brianzolo, ma è stato il deserto. O quasi, visto che è arrivata una sola proposta, quella dell’Autorità di bacino, il soggetto pubblico attualmente in comodato d’uso gratuito che con un’offerta al rialzo dello 0,3% (4.000 euro) si aggiudica l’edificio.

Sembra assurdo aver speso decine di migliaia di euro per la valutazione del bene, le procedure di gara e le spese legali per poi cambiare solo l’intestazione, ma se i conti del Comune di Menaggio sono in rosso non ci sono alternative. Si vende e si gira pagina. O no? No, perché non cambierà assolutamente niente, almeno secondo le dichiarazioni degli amministratori.

Il sindaco, Adolfo Valsecchi, giudica positiva l’operazione, ma non rinuncia a esprimere una nota polemica di rammarico: “Siamo costretti dal patto di stabilità a non poter utilizzare i soldi che abbiamo a disposizione e per riuscire a realizzare gli interventi in programma non possiamo fare altro che alienare qualche pezzo del patrimonio immobiliare. Nel caso specifico, comunque, occorre riconoscere che l’operazione è andata a buon fine: per il Comune si registra un buon incasso e l’edificio rimane ancora pubblico. Un grazie, quindi, all’Autorità di bacino”.

Mentre ringrazia i colleghi dell’altra amministrazione pubblica, il vicesindaco cala il carico: “Abbiamo incassato quanto volevamo - dice il vicesindaco, Gianluca Pedrazzini. La scelta di alienare l’immobile si è rivelata azzeccata: finendo nelle mani di un altro ente pubblico, infatti, c’è la possibilità di accorparvi altri uffici. Un milione di euro, inoltre, fanno molto comodo, di questi tempi, al Comune”.

Come accorpare altri uffici? Il Comune vende per fare cassa e poi utilizza l’immobile per i propri uffici, magari in comodato gratuito, a parti invertite rispetto al passato? Se questo è il modo per ripianare i conti pubblici, la Grecia non ci ha insegnato niente.

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