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14 Aprile 2026
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Se, dopo che Amsterdam ha ammesso di essere in ritardo per i lavori che permetteranno all’Agenzia del Farmaco, ora con sede a Londra, di traslocare nel 2019 in seguito alla Brexit, rispondessero al vero le lagnanze del direttore esecutivo dell’Ema Guido Rasi (che in una conferenza stampa tenuta dopo un incontro con le autorità olandesi ha affermato che la nuova sede non sarà pronta in tempo e che la soluzione alternativa si presenta come non ottimale, dato che garantirebbe la metà degli spazi necessari e un aumento delle spese) sarebbe un vero scandalo europeo.
Avevamo sostenuto che il processo di assegnazione della agenzia avrebbe dovuto concludersi comunque con una decisione politica da parte dell'Unione Europea, proprio per evitare soluzioni pilatesche in cui nessuno risponde di ciò che è accaduto.
La decisione politica avrebbe comportato una assunzione di responsabilità da parte dell'Europa, che probabilmente sarebbe andata a riverificare i dossier presentati dalle parti per accertare la fondatezza dei presupposti della decisione.
Così non è avvenuto.
Esemplificando per analogia, secondo le nostre leggi un appalto vinto in questo modo configurerebbe una serie di illiceità.
I casi sono due: o il dossier presentato illustra una situazione inesatta, ed allora c'è un difetto da parte di chi richiede l'assegnazione, o viceversa illustra una situazione veritiera, ed allora c'è una valutazione errata da parte dell'Ente promotore.
Comunque, anche se le lagnanze non dovessero tenere, resta il fatto che una siffatta decisione avrebbe meritato un esito politico e non casuale: un esito che permettesse all'Italia, dichiaratasi pronta per l'assegnazione, di far valere la storica insufficienza di sedi rappresentative dell'Unione nel nostro Paese.
Il Parlamento Europeo deve urgentemente intervenire per dirimere il grave caso.
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