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11 Novembre 2011

Vendita terreni agricoli demaniali. E' una pura speculazione edilizia

di Gianclaudio Torlizzi

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L’annuncio di vendere i terreni agricoli del Demanio per contribuire all’abbattimento del debito pubblico era suonato subito strano.

La domanda era: chi li comprerà, visto che gli agricoltori italiani sono sull’orlo della bancarotta?

Una risposta verosimile arriva dai Verdi.

Nel maxiemendamento alla legge di Stabilità c'è un cavallo di Troia che rischia di devastare ulteriormente il territorio italiano.

La denuncia arriva dal leader dei Verdi, Angelo Bonelli.

"Il provvedimento contiene un colpo mortale al territorio e all'agricoltura italiana perché grazie a quanto previsto dall'articolo 4 quater, che riguarda la vendita delle aree agricole, è prevista la possibilità di modifica della destinazione urbanistica.

I terreni agricoli dello Stato, dismessi per ridurre il debito pubblico, potranno essere variati urbanisticamente dopo soli 5 anni diventando, così, facile preda della speculazione edilizia e della cementificazione selvaggia".

"Siamo indignati - precisa Bonelli - perché, con la scusa di aggredire il debito pubblico, non solo si dà un colpo mortale a un settore già in crisi come quello agricolo, rendendo i terreni dismessi appetibili più per la speculazione del cemento che non per la coltivazione, ma perché continua l'assalto selvaggio a un territorio che ha già mille ferite e in cui ogni settimana si muore a causa del dissesto idrogeologico".

In effetti la norma in questione prevede che i terreni vengano individuati entro 3 mesi dall'entrata in vigore della legge con decreto del ministero delle Politiche agricole d'intesa con quello dell'Economia.

La vendita del patrimonio individuato sarà a cura dell'Agenzia del demanio e avverrà mediante trattativa privata per quelli di valore inferiore ai 400mila euro, e mediante asta pubblica per quelli di valore superiore.

Che si tratti di un allarme concreto è confermato dalla norma. Il rischio della speculazione, con la speranza di fare cassa, è infatti messo in conto dal governo.

L'articolo 4 quater, infatti, prevede che "nell'eventualità di incremento di valore dei terreni alienati derivante da cambi di destinazione urbanistica intervenuti nel corso del quinquiennio successivo all'alienazione medesima, è riconosciuta allo Stato una quota pari al 75% del maggior valore acquisito dal terreno rispetto al prezzo di vendita".

 
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