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2 Febbraio 2026

Impianti sciistici dismessi raddoppiati dal 2020: l'analisi del Centro Studi RINA Prime

di Red

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Il numero di impianti sciistici dismessi in Italia ha raggiunto quota 265 nel 2025, rispetto ai 132 del 2020, con un incremento significativo. Il dato emerge dall'ultimo report di Legambiente. Un'analisi del Centro Studi di RINA Prime, basata anche sulla banca dati aste di RINA Prime, ricostruisce i casi di crisi e di rilancio e individua possibili soluzioni.

«Il fenomeno non è solo ambientale, ma anche economico e sociale: queste strutture erano motori turistici locali e la loro chiusura ha comportato perdita di lavoro e calo di presenze. Secondo l'ultimo report di Legambiente, 218 impianti ricevono ancora fondi pubblici, ma spesso si tratta di comprensori marginali o a quote troppo basse, che non reggono più sul piano economico e climatico. I fondi non vanno interrotti, ma utilizzati meglio» dichiara Massimiliano Miceli, responsabile del Centro Studi di RINA Prime.

Le regioni con più impianti dismessi sono Piemonte (76), Lombardia (33) e Veneto (30). Nel Centro Italia spiccano Abruzzo (31), Toscana (20) ed Emilia-Romagna (15).

«Le nevicate calano in tutto l'arco alpino. Gli episodi di maltempo sono più intensi ma meno utili perché non garantiscono copertura costante. Questo mette in difficoltà non solo lo sci ma anche l'indotto: strutture ricettive, scuole di sci, pubblici esercizi e trasporti» prosegue Miceli.

Nel 2025 sono stati mappati 165 bacini artificiali destinati all'innevamento programmato, per una superficie complessiva di 1.896.317 mq. La loro efficacia è condizionata dalla scarsità d'acqua, con amministrazioni chiamate a bilanciare tra approvvigionamento idrico per i residenti ed esigenze turistiche.

«Le stazioni sciistiche stanno affrontando una crisi dovuta a costi operativi in aumento, in particolare energetici, ridotta disponibilità di neve legata ai cambiamenti climatici e concorrenza di destinazioni alternative. È necessario puntare su modelli di business diversificati e sostenibili, investendo in infrastrutture green, in un'offerta turistica annuale e in un turismo a minore impatto ambientale» conclude Miceli.

Possibili soluzioni. In un contesto di stagioni invernali incerte e crescenti difficoltà economiche, gli impianti possono essere ripensati come destinazioni aperte tutto l'anno. Trekking, mountain bike, escursionismo e attività outdoor possono attrarre pubblici diversi dagli sport invernali. Il turismo wellness e termale, con centri benessere e strutture dedicate, rappresenta un'opportunità di valorizzazione dei contesti montani.

La sostenibilità può passare anche da energie rinnovabili (pannelli solari e turbine eoliche) per ridurre i costi energetici e l'impronta ambientale, affiancate da pratiche di gestione eco-compatibili.

Le tecnologie digitali - piattaforme online, app e realtà aumentata - possono migliorare l'esperienza del visitatore e l'efficienza operativa, ottimizzando gestione e informazione su attività, meteo e offerte.

Un rilancio efficace richiede collaborazione tra enti pubblici, operatori privati e comunità locali, con accesso a fondi pubblici per riqualificazione e pratiche sostenibili, e piani di sviluppo strategico orientati alla resilienza.

Appendice - casi di successo. Caldirola (Piemonte). Nel comune di Fabbrica Curone (AL), la località ha avviato un percorso di riconversione per rendere fruibili gli impianti tutto l'anno.

Elemento chiave è l'Alpine Coaster, bob su rotaia inaugurato il 22 agosto 2009, con curve e discese fino a 50 km/h.

La seggiovia realizzata nel 1990 è stata adattata per attività estive come downhill e trekking, con ganci per il trasporto delle biciclette, ampliando l'offerta oltre la stagione invernale.

Altre esperienze includono Prato Nevoso (Piemonte), con investimenti in attività estive ed eventi per famiglie, e Lorica (Calabria), con impianti rinnovati per l'apertura annuale.

La trasformazione di Caldirola mostra come le località montane possano adattarsi ai cambiamenti climatici e a nuove esigenze turistiche, preservando l'economia locale e promuovendo un turismo più responsabile.

Dolomiti Superski. Il comprensorio comprende 12 aree sciistiche, 450 impianti di risalita e oltre 1.200 km di piste, accessibili con uno skipass unico. Tra i circuiti, il Sellaronda e il Tour della Grande Guerra.

Il prezzo giornaliero dello skipass per adulti varia tra 75 e 83 euro. Per la stagione 2023-24 sono stati investiti circa 110 milioni di euro in nuovi impianti e sistemi di innevamento programmato.

L'organizzazione consortile coinvolge circa 130 aziende, ognuna responsabile delle proprie infrastrutture. Nonostante l'afflusso turistico, molte operano con margini ridotti o in perdita e sono supportate da contributi pubblici delle Province autonome di Trento e Bolzano, da associazioni di albergatori e sponsorizzazioni private.

La sostenibilità economica del sistema dipende dall'equilibrio tra investimenti privati e sostegno pubblico, a conferma del ruolo del turismo invernale per l'economia locale.

Appendice - analisi delle stazioni in crisi e dei processi di liquidazione. Negli ultimi anni diverse stazioni sciistiche italiane hanno affrontato difficoltà culminate in procedure concorsuali, con impatti rilevanti sui territori. Le aste hanno riguardato impianti di risalita, terreni per piste e aree limitrofe, strutture accessorie (rifugi, hotel, parcheggi), attrezzature (gatti delle nevi, sistemi di innevamento) e concessioni pubbliche.

Il Centro Studi di RINA Prime ha analizzato alcune tra le principali procedure fallimentari recenti.

Foppolo (Brembo Super Ski). Il comprensorio di San Simone, nel comune di Valleve (Val Brembana, Lombardia), faceva parte di Brembo Ski con Foppolo e Carona: circa 50 km di piste, 17 impianti e capacità complessiva di 20.000 persone/ora, con innevamento programmato.

Nel 2017 la società di gestione Brembo Super Ski S.r.l. è stata dichiarata fallita dal Tribunale di Bergamo, dopo un'istanza con richiesta di esercizio provvisorio fino a fine stagione. Le cause: instabilità climatica, stagioni più brevi e costi di gestione divenuti insostenibili. Gli impianti di San Simone hanno chiuso.

Il fallimento è stato chiuso dopo circa due anni, in quanto la prosecuzione non avrebbe consentito il soddisfacimento, neppure parziale, dei creditori. La chiusura ha inciso sull'economia locale con riduzione del turismo e impatti su attività commerciali e ricettive.

Nel comune di Valleve si registra un solo hotel in asta nel 2019 (prima asta 730.000 euro), aggiudicato nel 2021 con prezzo base di 230.977,00 euro. Dal 1 gennaio 2018 i lotti in asta sono 38: 10 abitazioni, 9 terreni, 16 box/posti auto, 2 magazzini e un albergo.

Dal 2020 il consorzio formato da Sacif e Belmont Foppolo ha ottenuto la gestione temporanea di alcune seggiovie per garantire continuità minima delle attività e sostegno all'economia locale.

Montecampione Ski Area. La località nel comune di Pian Camuno (Brescia) ha vissuto fasi di sviluppo dagli anni '60 e '70, con espansione negli anni '80-'90. Dal 2000 è iniziato un declino per obsolescenza, criticità gestionali e concorrenza di comprensori più moderni.

Nel dicembre 2023 la Montecampione Ski Area S.r.l. è stata posta in liquidazione giudiziale dal Tribunale di Brescia. È stata indetta un'asta per il ramo d'azienda con offerta minima di 1.200.000 euro. L'aggiudicazione è stata assegnata a Plan1800 S.r.l., che ha perfezionato l'acquisto.

Ad Artogne, frazione di Montecampione, dal 2022 si contano 41 lotti in asta: un albergo in località Bassinale (prima asta 2021 a 3.195.000,00 euro; aggiudicato ad aprile 2022 a 1.720.000,00 euro), 27 appartamenti, 4 box/posti auto, 1 magazzino e 8 terreni.

La cessione a Plan1800 S.r.l. si inserisce nel Patto Territoriale per lo sviluppo di Montecampione e della Bassa Valle Camonica, sottoscritto nel 2022 da Regione Lombardia e enti locali, con la costituzione di un soggetto pubblico-privato guidato dal Comune di Artogne per la gestione e il rilancio dell'area.

Garessio 2000. La stazione piemontese, fondata negli anni '60, ha registrato sviluppo tra anni '70 e '80, con ampliamento di impianti e piste.

Dagl'anni '90 ha avviato un progressivo declino per infrastrutture obsolete, scarsa competitività, difficoltà gestionali e calo di affluenza. Nel 2014 la società Garessio 2000 S.r.l., del gruppo Marachella Group, è stata dichiarata fallita, con conseguente chiusura degli impianti.

Dal 2022 la gestione è stata affidata alla Pro Loco di Garessio, con progetto di riqualificazione sostenuto da finanziamenti regionali e interventi per la riattivazione della seggiovia ai 2.000 metri del Monte Berlino. Dal 2023 la seggiovia è operativa anche in estate per attività come mountain bike e trekking.

Alpe di Tarres. La stazione sopra Laces (Alto Adige) si affermò negli anni '70 con due seggiovie ad agganciamento fisso (1978) e due sciovie al servizio di sei piste. A fine anni '90 emersero difficoltà finanziarie, aggravate da incidenti agli impianti, con fallimento della società di gestione e chiusura temporanea.

In seguito un imprenditore spagnolo, già fondatore del resort Valle Nevado in Cile, acquisì la stazione all'asta per 640.000 euro, con quattro impianti di risalita e due ristoranti. Fu introdotto il marchio «Pure Nature Ski», con accessi giornalieri limitati a 800 persone e nuove attività come il freeride. Nonostante una buona affluenza iniziale, gli obiettivi finanziari non furono raggiunti.

Nel 2013 la stazione è stata dichiarata fallita; le aste successive andarono deserte. Un ulteriore tentativo di vendita fu fissato per il 23 gennaio 2014. Attualmente l'area non è operativa.

Alpe Pezzeda (Comune di Collio, BS). Il comprensorio, sorto a fine anni '70 tra 1.330 e 1.800 m s.l.m., è chiuso dal 1999. Nel 2002 fu costituita SIV (Società Impianti Valtrompia) per il rilancio, ma la società fallì dopo pochi anni.

Dopo il fallimento di SIV, il Comune di Collio acquistò il primo tronco della seggiovia e lo mise in sicurezza, attivando un bike park estivo. Nel 2014 perfezionò l'acquisto del secondo tronco con un bonifico di 48.000 euro. Nel 2017 Monte Pezzeda Srl presentò un progetto orientato a sci alpinismo e ciaspolate, poi bocciato da un comitato tecnico comunale.

Il Bike Park Pezzeda è stato inaugurato il 3 luglio 2005 con quattro piste downhill/freeride e servizio seggiovia per il trasporto bici. Dopo una fase di inattività, nel 2014 ha riaperto grazie al Team Brescia DH e a Monte Pezzeda Srl, ospitando eventi come l'Enduro Cup Lombardia. Nel 2017 ha celebrato la decima stagione ed è tuttora attivo nei weekend estivi e durante agosto.

La stazione sciistica non è stata riaperta per lo sci alpino; le strutture principali sono in abbandono o riutilizzate in parte per attività estive e outdoor.

Pian Gelassa (Gravere, TO). Negli anni '60 fu avviato un progetto per una stazione con cabinovia, due skilift, ristorante, alloggi e servizi, a 68 km da Torino. L'inaugurazione avvenne il 25 gennaio 1970, ma ritardi, scarse nevicate e difficoltà burocratiche e finanziarie ne limitarono lo sviluppo.

Nell'estate 1970 il Tribunale di Torino dichiarò il fallimento dell'impresa promotrice; anche il consorzio locale fu coinvolto. Nel 1977 una valanga distrusse gran parte degli impianti. Nel 1993 l'area fu acquistata da Europro con un progetto che non ebbe seguito. Oggi la stazione è abbandonata.

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