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14 Aprile 2026
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Il rischio di crollo del ponte Morandi a Genova era evidente già negli anni scorsi, e ancor più lo era nel progetto di retrofitting di autostrade del 2017. Eppure il concessionario ha sottovalutato l"inequivocabile segnale di allarme", ha "minimizzato o celato" la gravità della situazione al ministero delle infrastrutture (Mit), e "non ha adottato alcuna misura precauzionale a tutela dell'utenza". È quanto si legge nelle durissime conclusioni della relazione della commissione ispettiva del Mit, presieduta dall'ingegner Alfredo Principio Mortellaro, nominata dal ministro Danilo Toninelli subito dopo il crollo del 14 agosto.
"Sorprende la scelta di eseguire i lavori in costanza di traffico - sottolinea la relazione - insomma con l'utenza utilizzata, a sua insaputa, come strumento per il monitoraggio dell'opera in corso d'opera e soprattutto con una previsione di tempi di esecuzione pari a oltre due anni. Oggi l'impossibilità a eseguire saggi e prove sugli elementi strutturali collassati rende difficile accertare quali siano state le carenze presenti nei materiali dovute a mancate o errata esecuzione dei lavori di manutenzione o a deficit strutturali derivanti da lavori di trasformazione succedutisi negli anni".
La Commissione ricorda che "la riduzione di prestazione a causa del degrado è stata valutata dal progettista con una perdita di precompressione pari al 25%. Non essendo stata misurata la riduzione di area dei cavi di precompressione, anche questa è una valutazione autonoma del progettista priva di riscontro": in particolare la Commissione "ritiene che le previsioni del progettista fossero addirittura ottimistiche, nonostante avessero dimostrato l'insufficienza del ponte a sostenere i carichi di norma. Le strutture tecniche di Aspi e tutta la sua organizzazione non sono stati in grado di cogliere la gravità della situazione presentata dal progettista nè di tener conto degli esiti delle verifiche condotte dal progettista".
Sempre nella relazione vengono definiti “trascurabili” gli importi spesi da Aspi per gli interventi strutturali.
“Non si può non rilevare che, nonostante la vetustà dell’opera e l’accertato stato di degrado, i costi degli interventi strutturali fatti negli ultimi 24 anni (circa 23.000 euro/anno), tutti concentrati negli ultimi 12, siano del tutto trascurabili”.
Quanto agli interventi di consolidamento datati 2017, analizzati dalla Commissione ispettiva, la relazione conclude, dicendo che “emerge una evidente incapacità da parte del Concessionario di gestire le problematiche connesse all’invecchiamento delle opere d’arte affidategli secondo le modalità previste in Convenzione che prevedono una accurata programmazione dei lavori”.
Non si è fatta attendere la risposta di Autostrade per l'Italia che respinge tutte le accuse. Lo stato di conservazione e rischio del ponte Morandi sono stati fatti con tutta l'accuratezza tecnicamente possibile, e "le analisi diagnostiche hanno avuto una valutazione di non pericolosita" da parte di tutti tecnici, interni ed esterni alla società, che hanno potuto esaminarli. Per quanto riguarda la contestazione di mancata accuratezza del progettista nel valutare lo stato di conservazione degli stralli che sarebbe stata frutto di una valutazione ottimistica e non basata su un'analisi diretta della riduzione della sezione, le strutture tecniche della società ricordano che "le analisi sugli stralli affogati nel calcestruzzo erano possibili solo per via indiretta attraverso le prove riflettometriche".
Intanto è terminata al Palazzo di giustizia di Genova la prima udienza dell'incidente probatorio relativo alle indagini sul crollo del ponte Morandi. Nell'aula bunker erano presenti molti familiari delle vittime, gli avvocati e alcuni dei 20 indagati. Il giudice per le indagini preliminari Angela Nutini ha conferito l'incarico ai periti già nominati: si tratta dei tre docenti universitari, ed esperti di ingegneria delle costruzioni, Gianpaolo Rosati (Politecnico di Milano), Massimo Losa (università di Pisa) e Bernhard Elsener (università di Zurigo). Agli esperti tocca il compito di analizzare e descrivere le diverse parti del ponte ancora in piedi, i resti del viadotto non rimossi e catalogare il materiale potenzialmente utile ai fini dell'indagine. La prossima udienza è stata fissata per il 17 dicembre quando i periti - che hanno chiesto 60 giorni di tempo per depositare la perizia - porteranno in aula le loro conclusioni.
"Salvo sorprese o eventuali proroghe, al momento difficili da ipotizzare, le demolizione del ponte inizierà non prima di dicembre" spiega l'avvocato Andrea Martini, che difende alcuni familiari delle vittime.
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