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14 Aprile 2026
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La volontà dell’Esecutivo di rivedere l’eccessiva pressione fiscale in Italia è condivisibile, ma il taglio dell’imposta sulla prima casa genererebbe uno stimolo per il mercato alquanto modesto, quantificabile in circa lo 0,11% rispetto al valore medio di acquisto (circa 181mila euro) per il primo anno e comunque inferiore all’1% considerando i valori attualizzati su un orizzonte decennale.
Parte da questa stima di Luca Dondi (foto), Consigliere delegato di Nomisma, sulla revisione di Imu e Tasi promesso dal Governo Renzi.
Lo sgravio inoltre verrebbe garantito ad oltre i due terzi delle famiglie italiane che vivono in una casa di proprietà e risulterebbe in media altrettanto esiguo, stimabile in circa 17 euro al mese.
“Evidenziata la scarsa capacità di stimolo – riprende il ragionamento Dondi - è necessario chiedersi se il provvedimento tuttavia persegua obiettivi di redistribuzione del carico fiscale nel senso di una maggiore equità.
A nostro parere, sulla base dei dati dell’indagine delle famiglie italiane realizzata dalla Banca d’Italia, la risposta è anche in questo caso negativa, in quanto a beneficiare del provvedimento sarebbero le famiglie con disponibilità reddituali medie più elevate (si veda al proposito la tabella relativa al reddito del capofamiglia per titolo di godimento dell’abitazione).
Emerge con un'evidenza degna di maggiore attenzione la sperequazione delle disponibilità economiche tra nuclei di proprietà e nuclei in affitto”.
Sulla questione equità Nomisma segnala la difficoltà di una identificazione puntuale delle caratteristiche economiche dei soggetti in proprietà beneficiari della misura: a dimostrarlo l’aleatorietà del rapporto tra basi imponibili e valore di mercato degli immobili tra le diverse città e quasi sempre anche all’interno delle stesse (si vedano anche la tabella relativa all’articolazione del patrimonio abitativo per città e le differenze tra i riferimenti medi catastali e di mercato nelle principali realtà italiane).
Se la caratterizzazione risulta complessa, dal novero dei beneficiari si possono escludere con ragionevole certezza quasi sempre le famiglie con disponibilità economiche più contenute.
Occorre infatti ricordare come allo sgravio a favore di tali nuclei abbiano in molti casi già provveduto le Amministrazioni locali attraverso la discrezionalità impositiva a loro attribuita dalla normativa in essere.
“L’unica via affinché si possa giungere a un sistema impositivo più equo continua ad essere la riforma del Catasto” conclude Dondi.
“Al Governo va riconosciuto il merito di essersi sottratto all’ennesima giro di roulette su aliquote e moltiplicatori per correggere le forti sperequazioni dell’attuale sistema, ma rimangono le perplessità sul progetto di riforma”.
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