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8 Aprile 2014

Ance: crisi edilizia in Sicilia più grave di quella nazionale

di Redazione

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Bilancio in rosso per gli ultimi due anni del comprato delle costruzioni siciliano.

Se il settore in Italia ha perso nel suo complesso circa 740mila addetti, in Sicilia a mancare all'appello sono oltre 80mila posti di lavoro nella filiera diretta e 500 le aziende che hanno chiuso i battenti o sono fallite.

I dati sono emersi nell'incontro che si è svolto a Palermo tra le imprese che aderiscono a Ance (Associazione nazionale costruttori edili) Sicilia con il presidente nazionale Ance, Paolo Buzzetti, e il presidente regionale, Salvo Ferlito.

“La situazione siciliana è ancora più grave rispetto ai guai dell'intero settore nazionale delle costruzioni” ha detto Buzzetti, secondo cui “la priorità deve essere la ripresa dell'edilizia.

Diciamo al governo Renzi che deve ripartire il mercato interno perché l'export da solo non ce la fa a spingere la ripresa italiana”.

“Il mercato interno - ha proseguito Buzzetti - dipende in massima parte dall'edilizia e dalle opere pubbliche.

Bene ha fatto Renzi a porre come priorità i pagamenti alle imprese (a quelle edili mancano ancora 10 miliardi sul pregresso e circa 7 miliardi sul corrente), nonché gli interventi sulle scuole e quelli per il dissesto idrogeologico”.

“Per dare una risposta completa al problema - ha proseguito il presidente dei costruttori – occorre un Piano nazionale per la manutenzione del Paese cui deve essere legato un meccanismo che assicuri trasparenza nelle gare d'appalto e che consenta ai sindaci di spendere.

Oggi mentre l'Europa spinge lo Stato a pagare le 
imprese, l'Italia col Patto di stabilità interno punisce con pesanti sanzioni gli amministratori che vogliono pagare.

Così restano inutilizzati 7 miliardi di euro per nuove opere affidate agli enti locali”.

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