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7 Maggio 2020

Amundi, l'impatto del Covid 19 sull'immobiliare (Report)

di G.I.

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La crisi prodotta dal COVID19 ha colpito anche l'immobiliare. E', però, probabile, secondo una analisi di Amunndi Real Estate Italia Sgr, che i suoi effetti "si riveleranno, nelle more di un rilevante cambiamento nelle misure di politica economica finora perseguite dai differenti policy maker, estremamente asimmetrici fra le principali aree valutarie. Infatti, usciranno prima e meglio dalla crisi quelle dove la risposta di politica monetaria e fiscale a supporto dell’economia sarà più profonda e pervasiva, auspicabilmente “illimitata” e “immediata”.

Con riferimento al mercato immobiliare in tutta Europa e con maggiore intensità in Italia "è plausibile - sottolinea il report - che si riaprirà il gap fra i prezzi e i canoni di locazione delle tipologie e dei prodotti percepiti come meglio localizzati, più pregiati e di maggiore qualità / funzionalità. La crisi mettendo a repentaglio la tenuta dei cash flow ricorrenti attuali e prospettici connessi agli immobili certo non favorirà in tutto il continente l’assunzione di rischio da parte degli investitori i quali con molta probabilità rivedranno sulla base di un’ottica decisamente più prudenziale i propri business plan / DCF di acquisizione, valorizzazione o sviluppo immobiliare prefigurando tempistiche di messa a reddito delle superfici più lente e maggiori tassi di sfitto. Anche questo effetto del COVID19 è probabile che sarà più forte in Italia rispetto al resto del continente.

Se il numeratore dei suddetti business plan / DCF sarà negativamente impattato dalla crisi, sicuramente le politiche monetarie ultra accomodanti condotte dalle banche centrali, BCE compresa, contribuiranno comunque a mantenere delle condizioni di finanziamento dell’economia che comprimeranno il denominatore, grazie al permanere di fattori di sconto storicamente molto contenuti e che pertanto sosterranno i prezzi".

Nel complesso, pertanto, "è prevedibile che le opportunità d’investimento immobiliare realmente core, quindi percepite come a rischio estremamente limitato, sia in Europa che in Italia, in un quadro ancora a lungo caratterizzato da rendimenti bassissimi se non negativi del mercato monetario e di quello obbligazionario governativo, catalizzeranno non diversamente dal recente passato la domanda degli investitori. Viceversa una prospettiva, quantomeno di breve / medio termine non particolarmente confortante è ragionevole che si apra per le opportunità immobiliari caratterizzate da profili di valorizzazione e sviluppo.

Al di là del rischio sotteso che influenzerà senza dubbio le prospettive dei diversi comparti, la crisi in atto si rivelerà un break strutturale capace di avere impatti sulla domanda, sia in termini di quantità che di articolazione, delle superfici immobiliari residenziali e non residenziali anche oltre l’uscita dalla recessione sia essa a V a U o W, rafforzando ed in alcuni casi alimentando divergenze, strutturali e non congiunturali, nuove o già in atto". 

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