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UE: Renovation wave, uno tsunami per i proprietari di casa

di red 19 Ottobre 2020

La Commissione Europea ha diramato la scorsa settimana la Renovation Wave che delinea la strategia ed il piano d'azione per la decarbonizzazione del patrimonio edilizio.

Il documento programmatico è stato definito in previsione della revisione di molteplici direttive nel corso del 2021.

 

L'Unione Internazionale dei Proprietari Immobiliari (UIPI) – in cui l’Italia è rappresentata da Confedilizia – ha accolto con favore l'iniziativa, ma mette in discussione alcune proposte che potrebbero recare notevoli danni ai proprietari immobiliari europei.

 

Pietra angolare della strategia è l’introduzione obbligatoria di standard minimi di rendimento energetico nell'ambito della revisione della direttiva sul rendimento energetico degli edifici entro la fine del 2021. Non sono ancora certi né il "quando" né il "come", ma non ci sono dubbi sull’obbligatorietà di detti standard.

 

Dal documento si evince inoltre che tali disposizioni, e quindi l’obbligatorietà, riguarderà tutti gli edifici esistenti.

Verranno altresì indicate dalla Commissione delle linee guida per la ristrutturazione degli edifici pubblici e privati in previsione della completa decarbonizzazione del patrimonio edilizio entro il 2050.

 

La Commissione non aveva mai osato tanto!

Con tale iniziativa, in pratica, viene richiesto alle famiglie ed ai proprietari europei di rinnovare la loro casa e le loro proprietà per soddisfare determinati standard. Se comprendiamo l'urgenza della situazione e la necessità di incentivare fortemente la ristrutturazione degli edifici con strumenti come gli sportelli unici o i programmi di sostegno – evidenzia l’UIPI – dubitiamo che questa disposizione invii il giusto segnale ai cittadini dell'UE. Ovviamente questo non può essere attuato in modo omogeneo in tutti i segmenti edilizi, da Helsinki a La Valletta, sapendo che in un certo numero di Stati membri dell'UE il reddito netto medio annuo delle famiglie è inferiore a 10.000 euro.

 

L'UIPI accoglie con favore le risorse da mettere in atto per dare il via alla ristrutturazione, come il Recovery fund, aumentando il volume e l'impatto dei finanziamenti UE e rafforzando l'accesso a finanziamenti privati. Ma si tratta di quasi 300 miliardi di euro che sarebbero necessari per rinnovare il parco immobiliare ogni anno per raggiungere il nuovo obiettivo di riduzione delle emissioni proposto per il 2030. In confronto, l'intero bilancio dell'Unione Europea - per coprire tutto ciò che l'UE finanzia - così come il programma di recupero è di 1,825 miliardi di euro per sette anni. Nulla è destinato in modo specifico alla ristrutturazione degli edifici, solo settori edilizi molto specifici e le fasce più povere della popolazione devono essere sostenute direttamente. Quindi, anche se l'intenzione è lodevole, sarebbero necessari finanziamenti molto più consistenti per coprire il fabbisogno e stimolare gli investimenti privati. 

 

La strategia mira a rendere accessibile l'edilizia abitativa decarbonizzata. Ma è lecito chiedersi come sia possibile raggiungere tale obiettivo attraverso l’obbligatorietà di determinati requisiti standard minimi di rendimento energetico, l'aggiornamento del quadro EPC, l'introduzione del Digital Building Logbooks, il potenziale requisito dell'utilizzo di livelli minimi di energie rinnovabili negli edifici.

Ci troviamo di fronte a sfide senza precedenti – conclude l’UIPI – e sono necessarie azioni senza precedenti, anche da parte dei cittadini dell'UE e del settore immobiliare! L'Onda di rinnovamento è l'occasione per affrontare queste sfide, ma va fatto con e per i cittadini, con un migliore equilibrio tra mezzi e obblighi.

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