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14 Aprile 2026
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Ancora un terremoto, ancora vittime, ancora le solite parole di circostanza.
Per Ischia il dramma è ancora più grave, perché si poteva evitare:
-Sono passati solo pochi anni, era il 2010, quando le cronache riportarono come i residenti misero in atto una guerriglia urbana contro le forze dell’ordine per evitare l’abbattimento della prima delle 600 costruzioni abusive. E lì siamo rimasti.
-Nell’isola non esiste abusivismo di necessità. Intollerabile ovunque, ma l’isola è tutto tranne un luogo dove impera la povertà. Si chiama, in termini molto chiari, abusivismo speculativo.
-La scossa, secondo la protezione civile, non doveva provocare alcun danno. Invece, abusivismo e scarsa qualità delle costruzioni hanno determinato il disastro.
Per uno strano intreccio del destino, proprio poche ore prima del terremoto di Ischia, si era dimesso Vasco Errani, commissario straordinario per il sisma dell’Italia centrale di un anno fa. Impossibile non vedere un nesso con le polemiche sulla ricostruzione delle aree colpite. Guardando ai fatti e solo a quelli, con la quasi totalità delle macerie ancora sul posto, le dimissioni appaiono come una sconfitta dell’ex governatore della Toscana e del Governo.
Per l’ennesima volta un obiettivo misurabile, far tornare le persone a una vita normale, è stato fallito. Per l’ennesima volta la politica non ha svolto il suo compito.
E per la politica, anche qui per uno strano intreccio di date, il ministro delle infrastrutture Graziano Delrio, lunedì 21 agosto, poche ore prima del terremoto a Ischia, al Meeting di Rimini ha tuonato contro l’abusivismo, con una chiarezza che gli fa onore:
“Bisogna procedere alle demolizioni degli immobili costruiti illegalmente, e il Governo è pronto a impugnare i condoni facili. La fragilità del nostro Paese dipende dal fatto che si sia costruito troppo, male e illegalmente. Si possono individuare delle priorità tra quelli da demolire prima e quelli che devono esserlo poi, ma non si può rinunciare al fatto che la legge vada rispettata. Dobbiamo far rispettare le regole che abbiamo e non crearne di nuove. Le regole devono essere poche, ma devono essere fatte rispettare”.
In particolare si riferiva alla nuova ondata di sanatorie locali, che il ministro ha definito intollerabili, con enormi difformità di vedute tra Stato ed enti locali, soprattutto su temi come quello dell'abusivismo edilizio: dopo aver impugnato la legge della Campania sui cosiddetti abusi di necessità, ha annunciato di voler fare lo stesso con tutte le altre norme regionali.
Se un ministro non usa mezzi termini, un altro membro del Governo dallo stesso palco è invece prudente.
Il 22 agosto, il giorno dopo il terremoto di Ischia, il ministro per lo sviluppo economico Carlo Calenda: Il terremoto di Ischia mi colpisce in modo particolare: io ho passato la mia infanzia a Casamicciola, mia madre aveva una casa lì, luogo di una bellezza straordinaria. Il fatto che l'Italia sia colpita così in modo ravvicinato è in qualche modo drammatico. La prevenzione è un elemento veramente indispensabile: anche per un sano sviluppo, che in Italia nel passato non è sempre stato sano, per usare un eufemismo, dobbiamo lavorare sul progetto Casa Italia, mettendoci ancora più risorse sia per la parte antisismica sia per la parta ecologica. Questo è non solo un grande fattore di sicurezza ma anche un fattore di sviluppo di qualità, perché dobbiamo guardare alla qualità delle infrastrutture, alla qualità dell'edilizia".
Su Casa Italia proprio oggi Confedilizia e Ordine degli ingegneri hanno scritto messaggi critici. E il piano ventennale di Renzo Piano, varato dal governo Renzi, non è certo decollato.
In merito alle polemiche sull'abusivismo edilizio, il ministro Calenda ha risposto: "non voglio fare polemiche, in queste ore mi sento solo vicino alle persone che stavano a Casamicciola e a Ischia".
Siamo tutti vicini alle vittime e alle loro famiglie, ma le 600 costruzioni abusive dell’isola, che il Tribunale di Napoli ha intimato di abbattere, resteranno lì?
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