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14 Aprile 2026
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Una task force di legali, civilisti e penalisti, sta studiando quali iniziative intraprendere per accertare i fatti che hanno condotto al ritiro dell’IPO di Sorgente Res Siiq: Mainetti non avrebbe mai quotato immobili comprati da se stesso e non c’era motivo che i 402 milioni di euro richiesti agli investitori andassero alle banche.
È stata una “mattonata”, ma di quelle da stroncare un toro, con un laterizio massiccio, spigoli acuti, parabola feroce. Sorgente Group l’ha beccata alla schiena: “Macché quotazione, vogliono solo scaricare i debiti”, è stato il “rumor” interdittivo inoculato nelle vene del mercato finanziario. Falso, dimostrabilmente falso. Ma inquinante. E allora Valter Mainetti, il capo del gruppo, potendoselo permettere, ha annullato lo sbarco in Borsa. Come dire: non siamo qui per bisogno, e vista questa batosta gratuita che qualcuno ha avuto interesse a infliggerci, diciamo: “allora anche no”. Il che, poi, smentisce alla radice, la stessa premessa delle critiche che hanno indotto alla rinuncia (per ora) alla quotazione e ai 402 milioni che avrebbe dovuto portare nelle casse del gruppo. Non era per bisogno, ma era per finanziare lo sviluppo.
Dietro quella mattonata, però, c’era una mano: anzi più d’una. Ora si tratta di decifrarne il nome, anzi i nomi, ma c’erano eccome. E in questo preciso momento una task force di legali, civilisti e penalisti sta studiando quali iniziative intraprendere per individuare gli artefici e gli ispiratori della fucileria diffamatoria. Insomma, chi ha lanciato il mattone? Vietate le congetture: pena querela.
Lo stesso “Fatto quotidiano” - il giornale su cui un cronista serio come Giorgio Meletti si è prodotto - c’entra e non c’entra: ha dato enfasi, certamente, agli argomenti contro Sorgente, ha dato fuoco alle polveri, ma le polveri qualcuno gliele ha pur passate. Lui avrebbe potuto setacciarle sentendo la classica “altra campana”, ma – come sempre in fatto di polveri – il vero colpevole è chi le spaccia: si chiama “aggiotaggio”. E si saprà.
Certo è che già durante il road show - Londra, Francoforte, Boston e New York - ad un certo momento hanno cominciato a circolare rumors negativi, tanto che qualche investitore ha chiesto ai rappresentanti di Sorgente Res: “Ma perché gli italiani parlano male degli italiani?”. All’estero trovare un immobiliarista italiano che non sia impastrocchiato con la politica o con la procedura penale è raro, ed è apprezzato; tanto più quando questo soggetto ha, o ha avuto, in portafoglio immobili inimitabili, e redditizi, come il Chrysler Building o il Flatiron di New York o la Galleria Colonna a Roma, roba da scatenare l’invidia di chiunque.
Al centro dei rumors, innanzitutto, la teoria secondo cui Mainetti avrebbe quotato immobili comprati da se stesso, mentre tutti i “pezzi” conferiti in Sorgente Res provengono da fondi immobiliari di proprietà di sottoscrittori, fra i quali banche, assicurazioni ed enti di previdenza. Altra bugia: che i 400 milioni di incasso preventivato fossero destinati a rimborsare parte del debito che Sorgente ha con le banche. Nossignore. La lezione 1 del manuale di base del bravo immobiliarista dice che l’immobile gira il mercato con il suo debito appresso, come un mutuo trentennale di famiglia, che costa il giusto e resta lì, tranquillamente, fino a scadenza, al di là dei passaggi di proprietà. I capitali raccolti, come viene bene indicato nel prospetto, saldati i costi dell’Ipo, sarebbero stati invece tutti destinati all’acquisto di nuovi palazzi che, come ha dimostrato in questi anni, Mainetti avrebbe saputo ben scegliere e comprare… ma rompendo magari le uova nel paniere di qualcuno. E la nuova “creatura” di Mainetti puntava a offrire ai sottoscrittori dei Fondi Immobiliari - che oltre ai palazzi possono detenere azioni di una società quotata, purché immobiliare - un pacchetto di azioni quotate e quindi più facili da negoziare, rispetto a un palazzo. Ma qualcuno questa novità non l’ha capita o non gli è piaciuta e ha remato contro. Del resto: la quotazione di Sorgente era un progetto di sviluppo, e Mainetti ha dimostrato di saperne fare molto. Solo che se si sviluppa lui, qualcun altro non riesce a farlo. E boicotta. Così, quando le malelingue hanno fatto ripiegare le “prevendite”, che pure nei primi due giorni di Offerta avevano superato i 250 milioni, e una delle principali banche collocatrici straniere ha gettato la spugna, Mainetti s’è ritirato.
Ma il tema vero è che sbagliando s’impara. Nel 2014 hanno dovuto ripiegare dopo l’annuncio di quotarsi o dopo essere giunti a pochi passi dalla quotazione gruppi come Poste Italiane, Enav, Ferrovie dello Stato, Rottapharm, Sisal, Caffè Zanetti, Italiaonline, Intercos, Fedrigoni, Favini, Ovs, Domus Italia. Molti ci hanno riprovato, o ci stanno riprovando, con successo.
C’è sempre una seconda occasione.
Con buona pace di gufi e rosiconi.
È online il nuovo numero di REview. Questa settimana: Generali Real Estate: completato il Polo Logistico Piacenza da 470
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