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14 Aprile 2026
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Mario Breglia, presidente Sidief
In Europa più di cinquanta milioni di giovani tra i 18 e i 34 anni vivono da soli o convivono, su un totale di 97 milioni. Il 62,5 per cento dei giovani italiani abita con i genitori, contro una media europea del 48,1 per cento e il 32,1 per cento negli Stati Uniti.
Le motivazioni, ampliamente illustrate nell'intervento del dottor Cannari della Banca d’Italia e nella relazione di Censis/Nomisma nel convegno “Verso la casa Taxi”, stanno nella cultura del Paese, nella crisi economica, nell’incertezza del futuro, nella disoccupazione. Ma vorrei anche inserire la mancanza di alloggi adatti ai giovani (o alle coppie): alloggi piccoli, collocati in zone urbane di qualità. Case che rispondono alle esigenze di “consumatori” attenti come i giovani, cioè con risparmio energetico, realizzate con materiali compatibili, con reti e impianti eccellenti. Soprattutto case in locazione e non solo in vendita. E a canoni compatibili con i redditi attuali.
Se i giovani italiani si dovessero allineare alla media europea avremmo una domanda di almeno un milione di alloggi, per la maggior parte nei capoluoghi. Il solo patrimonio di case vuote nei capoluoghi è di 1,8 milioni di case. Il tema è far incontrare domanda e offerta.
Il terzo dei giovani italiani (in tutto undici milioni) che vivono soli si comportano da europeo: un terzo in case in locazione gli altri in proprietà.
La tradizione non muore.
Carola Giuseppetti, direttore generale Sidief
La domanda residenziale sta cambiando. Si consolida una nuova domanda di locazione e di locazioni brevi (non solo per studio ma anche per lavoro).
In Italia gli alloggi ci sono, ma il prodotto non è adeguato e lo sviluppo del mercato è ostacolato, non solo dall’assetto patrimoniale frammentato (assenza di grandi proprietari gestori), ma anche da elementi di criticità, come la scarsa flessibilità dei contratti, la carenza di agevolazioni fiscali, introdotte a favore dei proprietari privati ma non di quelli istituzionali, e soprattutto da gravi problematiche legate agli sfratti.
Dalle interviste ai giovani tra i 18 e i 34 anni risulta che la casa non è tanto un bene patrimoniale, ma un servizio di cui usufruire e il senso di appartenenza si è spostato sul quartiere: servono spazi piccoli e pronti, connessi e poco costosi.
Il modello vincente europeo è quello tedesco dove qualità dell’offerta, agevolazioni fiscali, contratti del lavoro e garanzie dei diritti producono un tasso di sfitto basso e canoni stabili.
Serve generare un prodotto italiano caratterizzato e “smart”, dove le case vengono messe in rete e la gestione professionale viene premiata e si pone l’obiettivo della riqualificazione.
Se si stima una domanda di “case per giovani” di almeno un milione di alloggi, significa generare anche un mercato dei servizi da 400 milioni di euro l’anno, tra servizi professionali e manutenzione.
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