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14 Aprile 2026
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C’è l’intesa tra Lega e Movimento 5 Stelle sulle chiusure domenicali dei negozi. Il testo base della proposta di legge è arrivato in commissione Attività produttive della Camera. Le aperture domenicali saranno 26 su 52 totali e si prevede la chiusura degli esercizi commerciali nelle 12 festività nazionali, fatta eccezione per una deroga per un totale di 4 giorni di apertura che verranno stabiliti su scelta delle regioni.
Il testo base è stato depositato in commissione dal relatore Andrea Dara, della Lega. La norma è di fatto un compromesso tra le posizioni degli azionisti del governo che in campagna elettorale hanno confermato l’impegno alla riduzione, impegno non inserito poi nel famoso “contratto” di governo per la certa distanza sul peso della serrata: Di Maio puntava a tenere aperto il 25% degli esercizi commerciali, Salvini proponeva un tetto di 8 aperture l’anno tra domeniche e festivi. La mediazione è servita.
Quindi, su 52 domeniche, in 26 sarà possibile rimanere aperti su tutto il territorio nazionale, con decisione concertata tra regioni, associazioni di categoria e rappresentanti sindacali.
Le deroghe
Per quanto riguarda le zone turistiche, come le località di montagna o marine, le regioni potranno decidere come distribuire o concentrare le 26 domeniche. Per esempio, per le località marine le aperture potrebbero essere quelle dei mesi estivi, quindi da aprile o maggio a settembre.
La deroga vale anche per i centri storici e per i negozi di vicinato, cioè fuori dal centro storico. Ci sarà la possibilità di apertura per tutte le domeniche eccetto le festività. Nei negozi fino a 10mila abitanti saranno aperti i negozi fino a 150 metri quadri. Nei comuni con più di 10mila abitanti saranno aperti i negozi fino a 250 metri quadri.
I negozi sempre aperti
Saranno invece sempre aperte le rivendite di generi di monopolio, gli esercizi interni ai campeggi, ai villaggi e ai complessi turistici, gli esercizi di vendita al dettaglio situati nelle aree di servizio lungo le autostrade, nelle stazioni ferroviarie, marittime ed aeroportuali, le rivendite di giornali, le gelaterie e gastronomie, le rosticcerie e le pasticcerie, gli esercizi specializzati nella vendita di bevande, fiori, piante e articoli da giardinaggio, mobili, libri, dischi, nastri magnetici, musicassette, videocassette, opere d'arte, oggetti d'antiquariato, stampe, cartoline, articoli da ricordo e artigianato locale, e anche le stazioni di servizio autostradali e le sale cinematografiche.
Le sanzioni
In caso di violazione delle nuove norme sono previste sanzioni amministrative che possono andare da 10mila a 60mila euro, con la possibilità di raddoppiare la multa in caso di recidiva. I proventi delle multe saranno destinati al contrasto dell’abusivismo commerciale e ad azioni di promozione del decoro urbano.
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