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14 Aprile 2026
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Fino a qualche anno fa si moltiplicavano i report degli analisti in cui si evidenziava come ospitare le Olimpiadi o un mondiale di calcio portasse alla crescita del Pil della nazione.
Ora sembra che le opinioni siano ben diverse se addirittura il sindaco di Boston Martin Walsh ha ritirato la candidatura della città per ospitare le Olimpiadi del 2024. "Non firmerò un accordo per ospitare i Giochi se non avrò garanzie che i miei cittadini non dovranno firmare il conto finale, mi rifiuto di ipotecare il futuro della città" ha detto Walsh, ribadendo che a suo avviso se non paga l’amministrazione Federale l’evento sarà un buco finanziario.
La cosa è seria perché per il 2014 c’è la candidatura di Roma, che come città non è messa proprio bene tra scandali di ogni tipo, Mafia Capitale, immondizia, mezzi pubblici, aeroporto e via dicendo. E infatti Giovanni Malagò, presidente del Coni, ha subito chiesto un incontro con Matteo Renzi per avere garanzie. Fondamentalmente si parla di stanziamenti pubblici. Perché l’esperienza di Expo 2015, già ora, ha ribadito che alla fine bisogna aprire i cordoni della borsa per far quadrare i conti.
Nonostante lo stesso Malagò abbia presentato la candidatura di Roma 2024 garantendo “lavoro per 170.000 persone che genereranno una crescita tra 1,5 e 2 punti di Pil”. Certo generare 30 miliardi di euro di questi tempi è cosa gradita, ma è davvero così?
Allora vediamo cosa accadde per la candidatura di Roma 2020, cassata dall’allora presidente del Consiglio Mario Monti perché “non siamo in grado di organizzarla e non abbiamo risorse”. All’epoca gli organizzatori parlavano di una crescita del Pil nazionale pari all’1,4% con 12.000 nuovi occupati l’anno nel periodo 2012-2025 (perché i lavori di alcune infrastrutture sarebbe terminati dopo le Olimpiadi).
I Giochi sarebbero risultati praticamente a costo zero per il Paese. L'intero volume di spesa da garantire per le Olimpiadi a Roma sarebbe stato di 8,2 miliardi di euro, a fronte di un introito di 3,5 miliardi tra proventi del Comitato olimpico internazionale (Cio) per diritti sponsor e tv, biglietti, sponsor locali e lotterie e ricavi da valorizzazione immobiliare. I restanti 4,7 miliardi di spesa pubblica netta avrebbero generato tuttavia un maggiore gettito erariale per il Paese pari a 4,6 miliardi di euro.
Sarà, ma se guardiamo a quanto accaduto ai mondiali di calcio del 1990 in Italia, i dati parlano chiaro.
Il tasso di crescita medio trimestrale negli otto trimestri prima di Italia ’90 fu dell’1 per cento. Scese poi allo 0,4, 0,3 e 0,2 per cento rispettivamente nel primo, secondo e terzo trimestre del 1990, cioè nei trimestri presumibilmente più direttamente influenzati dalla manifestazione. La crescita nel secondo trimestre del 1990 (+0,3 per cento) fu inferiore alla crescita dello stesso trimestre del 1989 (+0,4), del 1988 (+0,6) e del 1987 (+1,5). Lo stesso vale per la crescita del terzo trimestre 1990 (+0,2 per cento) se confrontata con quella registrata negli stessi trimestri degli anni precedenti (+1,0, +1,3 e +0,3 per cento).
Corsi e ricorsi della storia, il presidente di Italia ’90 era lo stesso Luca Cordero di Montezemolo che, dopo l’esperienza in Alitalia, è presidente oggi del comitato organizzatore di Roma 2024.
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