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19 Novembre 2013

Non solo birra: in Germania bollicine immobiliari

di Guglielmo Notari

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I permessi di costruzione in Germania sono aumentati del 13,5% nei primi nove mesi dell'anno, mettendo a segno i maggior rialzo dal 2004.

 

Da inizio anno le autorità tedesche hanno rilasciato 202.123 permessi per costruire case e appartamenti contro i 178.097 di un anno prima; mentre nei primi 9 mesi del 2004 erano stati rilasciati 208.462 permessi.

 

L'attività di costruzione in Germania, reduce da un tracollo durante la crisi finanziaria, è rimasta piuttosto indietro rispetto alla domanda, in particolare nelle grandi città dove, sebbene a ritmi non paragonabili a quelli che interessano i Paesi emergenti (Cina in primis), si assiste a un particolare fenomeno di inurbamento, che consiste essenzialmente nella creazione di famiglie da parte di coppie tendenzialmente più giovani e pertanto in cerca di abitazioni adeguate al progetto familiare.

 

Seguendo il tradizionale dettato del capitalismo renano, o dell'economia sociale di mercato della scuola di Friburgo, per supplire alla carenza di alloggi e di iniziative private per colmare questo gao, è entrato in campo lo Stato.

 

Le società immobiliari a capitale pubblico hanno messo mano alla cazzuola e cominciato a costruire nuove abitazioni a prezzi accessibili.

 

Ma forse l'hanno fatto anche troppo bene, tanto che la Bundesbank ha iniziato a lanciare avvertimenti sempre più preoccupati sui possibili squilibri di mercato che si potrebbero creare.

 

In particolare per quanto riguarda una presunta sopravvalutazione dei valori immobiliari.

 

Entro il 2018 il costruttore pubblico Howoge Wohnungsbau intende realizzare 1.500 nuovi appartamenti, mentre Munich’s Gewofag Holding ne dovrebbe aggiungere altri 3mila.

 

La domanda di case ha avuto effetto anche sul mercato degli affitti, con canoni in netto rialzo, oltre che dei valori dei metri quadrati.

 

E il prezzo medio delle case ha realizzato il balzo più consistente da 10 anni a questa parte.

 

Troppo poco, forse, per parlare di bolle, ma non troppo, invece, per monitorare con attenzione quale sarà l'evoluzione del mercato.

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