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Il rischio di compromettere tutto è elevato. La settimana che si è appena conclusa ha alzato il sipario sull'andamento dell'economia italiana nel corso del primo trimestre, che si è chiuso con il Pil in rialzo dello 0,3% rispetto al periodo ottobre-dicembre e dell'1,4% nel confronto annuo. Dunque il ritmo di crescita del nostro Paese non rallenta, come invece atteso da qualche analista (anche Banca d'Italia aveva ipotizzato per i primi tre mesi una crescita dello 0,2%), ma al contempo si addensano sempre più nubi all'orizzonte.
Il sostegno esterno viene meno
Nel pubblicare i dati relativi al prodotto interno lordo, l'Istat rileva una “lieve decelerazione emersa nel periodo più recente, che determina un contenuto ridimensionamento del tasso di crescita tendenziale”, che infatti scende dall'1,6% precedente.
L'incremento congiunturale del Pil - sottolinea l'istituto di statistica - è la sintesi di un aumento del valore aggiunto dei settori dell'agricoltura, silvicoltura e pesca e dei servizi, mentre il valore aggiunto dell'industria ha segnato una variazione pressoché nulla. Dal lato della domanda, vi è un contributo positivo della componente nazionale e un apporto negativo della componente estera netta.
Dunque, il contributo esterno della crescita internazionale comincia a pesare meno. L'economia mondiale dovrebbe crescere quest'anno comunque a un buon ritmo (intorno al 3%) e quella dell'Eurozona attestarsi sopra il 2%, ma il ritorno del protezionismo è una zavorra di non poco conto.
Le incertezze di casa nostra
Ce la farà l'Italia a resistere al deteriorarsi del contesto internazionale? Difficile, considerato che già in condizioni normali cresciamo meno degli altri e che la ripresa della componente interna potrebbe essere dovuta più a una ricomposizione delle scorte, che a un cambio radicale nelle scelte di consumi e investimenti da parte rispettivamente delle famiglie e delle imprese del nostro Paese.
L'incertezza del quadro politico sicuramente non aiuta. Le imprese hanno bisogno di sapere con chi fare i conti prima di decidere un investimento, ma se si brancola nel buio diventa complicato. Inoltre, l'Italia ha l'urgenza di trovare subito coperture per 12,5 miliardi di euro in modo da evitare l'aumento automatico dell'Iva dal 2019: considerato che non ci sono più spazi per aumentare le tasse, non resta che ridurre la spesa. Ma chi si assume il peso di tagliare la spesa nella consapevolezza che il ritorno alle urne è sempre più vicino?
Il deterioramento della fiducia rischia di fare molto male. Nei giorni scorsi è stato pubblicato un report Confcommercio-Censis, che oltre a fare il punto sulla perdita della ricchezza immobiliare, segnala le preoccupazioni degli italiani: la mancanza di lavoro, l'evasione fiscale e il fisco giudicato oppressivo. Serve un messaggio di speranza che indichi la volontà di cambiare rotta subito. Altrimenti verrà meno la fiducia che oggi sostiene la componente interna della crescita.
È online il nuovo numero di REview. Questa settimana: Generali Real Estate: completato il Polo Logistico Piacenza da 470
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