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12 Marzo 2020

Emergenza Covid-19 e appalti pubblici a distanza

di Luigi Donato, Capo del Dipartimento Immobili e appalti Banca d'Italia

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Tra i tanti rischi di questa fase di difficile emergenza non va dimenticato l’impatto sul settore degli appalti pubblici. I contratti in corso, di forniture, servizi e lavori, non possono infatti non risentire della situazione generale e delle restrizioni disposte dal Governo. Per le forniture e i servizi sanitari si opera invece, ovviamente, in via d’urgenza. Di fronte ad una emergenza sanitaria di questa portata tutto il resto sembra privo d’importanza. Ma bisogna guardare al futuro e al momento in cui si potrà far ripartire la macchina dell’economia, per farsi trovare pronti all’appuntamento dell’auspicata ripresa delle attività.

Quello che si deve fare è evitare che le gare in corso e quelle che dovrebbero partire si blocchino e siano rinviate a tempi migliori, come un effetto inevitabile dei provvedimenti che limitano ora gli spostamenti e le riunioni. In realtà già il Codice dei contratti pubblici prevede agli articoli 40 e 52 che tutte le comunicazioni, e in particolare la trasmissione delle offerte, debbano essere fatte con mezzi di comunicazione elettronici. E ciò fin dall’ottobre 2018. È vero che manca ancora il decreto attuativo richiesto dall’art 44 che consentirà di realizzare la più ampia misura della digitalizzazione delle procedure, ma ormai le amministrazioni utilizzano portali telematici propri o mezzi a disposizione da provider, da centrali di committenza (come la CONSIP) o da altre stazioni appaltanti. I portali consentono non solo lo svolgimento di tutte le operazioni a distanza (soluzione preziosa in questo momento) ma garantiscono anche l’integrità delle offerte e il loro tracciamento. In questi giorni la questione che si pone, per la prima volta, è l’impossibilità di svolgere le sedute di gara aperte al pubblico.

È uno snodo non da poco perché il rischio è quello, appunto, di rinviare – e non per breve tempo – le aggiudicazioni. In realtà già da tempo la giurisprudenza ammette che nelle gare telematiche non vi sia più l’obbligo della seduta aperta al pubblico. Ciò grazie alle procedure di gara telematiche nelle quali la piattaforma elettronica assicura l’intangibilità del contenuto delle offerte (indipendentemente dalla presenza del pubblico) in quanto ogni operazione è tracciata e le buste elettroniche contenenti le offerte sono inviolabili (Consiglio di Stato, sez. V, 21 novembre 2017, n. 5388).

Ma cosa fare per le gare in corso che prevedono in genere la seduta pubblica. Tenuto conto proprio della chiara giurisprudenza cui si è fatto cenno, può ritenersi che nell’attuale emergenza sia comunque possibile svolgere le sedute di gara mediante video conferenza facendo leva sulle misure di limitazione degli spostamenti di cui ai Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri dell’8, 9, 11 marzo 2020 per il contenimento del rischio di contagio del virus Covid 19 sull’intero territorio nazionale. Dal lato delle imprese l’impedimento in concreto è quello del sopralluogo, ove previsto come obbligatorio nella lex specialis della gara.

L’obbligo del sopralluogo è stabilito dal RUP in relazione alle caratteristiche dell’appalto e alla possibilità di acquisire o meno tutte le informazioni rilevanti per la formulazione dell’offerta dalla sola documentazione messa a disposizione. Per valutare ora sulla necessità di prorogare o meno il termine per la presentazione delle offerte in prima approssimazione il metodo può essere quello di tenere conto delle richieste di proroga pervenute dai concorrenti.

Per le gare da bandire la lezione dell’emergenza in corso dovrebbe suggerire di prevedere sempre la partecipazione alle sedute di gara attraverso video conferenza come facoltà ordinaria per i concorrenti ovvero come possibile soluzione alternativa utilizzata, se del caso, da parte delle stazioni appaltanti nonché di limitare allo stretto necessario le ipotesi di sopralluogo obbligatorio.

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