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24 Febbraio 2018

Elezioni, meglio concentrarsi sulle riforme a costo zero

di Luigi dell'Olio, Monitorimmobiliare

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La legge elettorale ha favorito programmi mirabolanti da parte dei vari partiti in campo, che non hanno risparmiato l’immobiliare. Nella consapevolezza che nessuno riuscirà a governare da solo, è partita la corsa a promettere la luna, che in questo settore significa soprattutto due cose: abolizione di buona parte delle imposte sui patrimoni aggiunte negli ultimi sette anni, in modo da rilanciare la domanda, con tutto ciò che ne deriva in termini di indotto; accelerazione nella vendita del patrimonio pubblico per abbattere il debito pubblico.

Ma davvero ci sono le condizioni per fare quello che non si è fatto finora? Ci sono legittime ragioni per dubitarne. Anche perché – tanti sembrano averlo dimenticato – il cammino verso la Legge di Bilancio 2019 parte già in salita: per scongiurare l’aumento dell’Iva, che avrebbe un effetto depressivo sui consumi proprio ora che questa componente inizia a rialzare la testa, occorre trovare in pochi mesi 12,5 miliardi di euro. Quale strada sarà seguita è francamente un mistero. Non è ipotizzabile che vi siano nuovi, consistenti tagli alla spesa pubblica, considerato il clima di tensione che già si respira nel Paese. Né le stime sul progresso del Pil (intorno all’1,5% o poco meno) offrono grandi spazi di manovra. Qualcosa si potrebbe fare sul terreno delle tax expenditures, riducendo alcune agevolazioni fiscali meno giustificate di altre, ma chi si prende la responsabilità di contrastare interessi consolidati? Servirebbe un governo con una maggioranza parlamentare forte e nel pieno delle sue funzioni, ma probabilmente dalle urne non uscirà una maggioranza chiara e ci vorrà del tempo per trovare la quadra.

Allora non resta che sperare quanto meno che si mettano da subito in campo le riforme che non hanno costi per lo Stato, ma che tanto possono fare per rilanciare l’immobiliare. Nell’intervista odierna sul Sole 24 Ore, il presidente di Ance, Gabriele Buia, lancia un appello accorato: “Liberateci dalla burocrazia perché il rilancio degli investimenti è fondamentale per consolidare la crescita economica”. Da qui l’invito a riscrivere profondamente il Codice Appalti, pur senza immaginarne l’abolizione. Le ricette ci sono già: occorre tradurle in pratica mettendosi al lavoro già dal 5 marzo.

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