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6 Marzo 2017

Dondi, Nomisma: l'autogol del residenziale pubblico

di Luca Dondi, Managing Director Nomisma

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In un quadro in cui le famiglie italiane che versano in una condizione di disagio abitativo (incidenza dell'affitto sul reddito familiare superiore al 30%) sono circa 1,7 milioni, la scelta di alienare una parte dell'esiguo patrimonio di edilizia residenziale pubblica (poco più di 800 mila unità abitative su tutto il territorio nazionale) operata da alcune Aziende Casa ben esemplifica la situazione di inadeguatezza e totale mancanza di visione strategica che caratterizza talune strutture deputate alla gestione delle cosiddette case popolari.

 

Il disperato tentativo di ridurre disavanzi economico-finanziari scaturiti dall'inefficienza gestionale attraverso la vendita agli inquilini di una parte delle unità abitative rappresenta, di fatto, una manifestazione dell'incapacità di privilegiare quelle prestazioni sociali che si dovrebbero invece garantire. Il segnale per le oltre 600 mila famiglie che si stima figurino in graduatorie tuttora valide è sconfortante: non bastasse una rotazione dell'inquilinato del tutto insufficiente (oltre il 50% degli alloggi è assegnato allo stesso nucleo da oltre 20 anni), troppo spesso sono chiamate ad assistere alla progressiva erosione del patrimonio.

 

Le oltre 200 mila unità vendute a partire dal 1993 certificano la totale assenza di attenzione politica nei confronti di un tema che con la crisi ha assunto proporzioni drammatiche. Il risibile proposito di rimpinguare il patrimonio con i proventi delle alienazioni (in media sono necessarie almeno 3 vendite per ricavare le risorse necessarie alla realizzazione di una nuova unità) si è sempre rilevato un artificio retorico per giustificare operazioni di respiro ben più limitato. Un ripensamento del sistema di gestione dell'edilizia residenziale pubblica non è più differibile, a partire da una chiarezza di indirizzo politico che individui il contenimento del disagio abitativo quale obiettivo di interesse nazionale, accompagnata da una dotazione di risorse economiche adeguata alle dimensioni dei fenomeni che si intende fronteggiare e da una prescrizione di uniformità di approccio a livello territoriale.

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