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12 Giugno 2026
Ieri l’Istat ha comunicato che nel secondo trimestre 2017 il prodotto interno lordo italiano è aumentato dello 0,4% rispetto al trimestre precedente e dell’1,5% rispetto al secondo trimestre 2016, aggiungendo che – mantenendo questo ritmo – il tasso di crescita del 2017 sarebbe pari all’1,5%.
Sempre ieri, Eurostat ha annunciato che il Pil dell'eurozona è cresciuto dello 0,6% nel secondo trimestre dell'anno e che, su base annua, si tratta di un aumento del 2,2%.
Commentando questi dati, Nomisma ha fatto notare che “il gap fra l’Italia e i principali partner si amplia inesorabilmente”, sollecitando riforme strutturali. E il professor Francesco Daveri, su lavoce.info, ha rilevato che la nostra è una “ripresa lenta”, che ci distingue in negativo, visto che “mentre il Pil dell’Italia – dopo due anni e mezzo di ripresa – è ancora di 6 punti circa al di sotto dei livelli del 2008, il Pil dell’eurozona è ritornato nel secondo trimestre 2015 ai livelli pre-crisi”.
L’Italia, insomma, non riesce a cogliere a sufficienza la ripresa in atto nel resto dell’Europa. Le ragioni possono essere molte, e non tutte imputabili ai Governi. Ma una cosa è certa: se vi fosse più coraggio nel varare riforme strutturali, nell’aggredire la spesa pubblica (basterebbe applicare il rapporto Cottarelli) e nel diminuire l’imposizione fiscale, i nostri numeri si avvicinerebbero a quelli degli altri Paesi Ue.
In questo senso, la parte del leone potrebbe essere svolta dal settore immobiliare, che da sempre ha rappresentato – soprattutto in Italia – un formidabile volano di crescita e di sviluppo. Ma devono essere sciolte le briglie che lo frenano e che hanno portato alla situazione che proprio Eurostat ha da ultimo segnalato, rilevando che il mercato immobiliare italiano è l’unico in calo in un’area euro in crescita del 4%.
Sono briglie fiscali (si pensi al carico di tassazione patrimoniale Imu/Tasi, ormai unanimemente riconosciuto come eccessivo), ma anche normative (emblematica è la persistenza della preistorica legge dell’equo canone per i contratti di locazione di negozi e uffici, che ingessa il mercato).
L’esperienza degli incentivi fiscali per le ristrutturazioni ha dimostrato – a chi ancora non lo avesse compreso – che l’immobiliare, quando può, muove l’economia. Si abbia coraggio e si consenta a questo comparto di far girare il suo motore a pieno regime.
Se ne gioverebbe l’Italia intera.
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