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14 Aprile 2026
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Non bastano i giorni di festa a giustificare il silenzio assordante di molti sulla scellerata decisione del Governo di portare a quasi un anno e mezzo, attraverso l’ennesima proroga del blocco degli sfratti, il periodo di requisizione di fatto di migliaia di immobili di cui i giudici hanno ordinato la restituzione ai proprietari. Il Governo tace in ogni suo esponente, lasciando pertanto supporre l’unità dei quattro partiti di maggioranza sulla scelta di calpestare i diritti di tante famiglie e di ignorare le loro difficoltà. Dall’opposizione qualche voce invero un po’ flebile.
Vorremmo anche noi occuparci di altro, ma abbiamo la responsabilità di portare l’attenzione della politica e della stampa sulle persone in carne e ossa che da mercoledì scorso stanno inondando la nostra casella di posta elettronica bloccosfratti@confedilizia.it con il racconto delle loro esperienze e con il grido della loro rabbia. Sono persone che si sentono tradite da chi dovrebbe proteggerle. Hanno investito i loro risparmi in un immobile, scommettendo quindi sul loro Paese, e vengono trattati come dei nemici.
La questione è sempre la stessa, ed è quasi umiliante tornare a ribadirla. Se ci sono persone in difficoltà (e fra i tanti beneficiari del blocco – insieme con gli approfittatori – ci sono ovviamente anche quelle), sono Stato, Regioni e Comuni che devono farsi carico del problema. Con il blocco degli sfratti, invece, oltre a non farsi distinzione fra inquilini in difficoltà e inquilini che se la passano meglio dei proprietari (ce ne sono a bizzeffe), viene imposto a privati cittadini di svolgere una funzione che è propria del settore pubblico. Il tutto, senza alcun risarcimento e pretendendo persino il pagamento dell’Imu! Un danno enorme per i proprietari interessati, ma in prospettiva un colpo micidiale all’affitto di lunga durata, che nessuno si azzarderà più ad intraprendere.
La misura è davvero colma. Confedilizia continuerà, ovviamente, a perseguire la strada della Corte costituzionale, ma in un Paese civile non si dovrebbe ricorrere alla Consulta per evitare prevaricazioni di così grave portata. Il Governo torni sui suoi passi. E se non è sufficiente il nostro appello per convincersi, il Presidente Conte e i Ministri vadano a leggere i racconti dei proprietari pubblicati sul nostro sito. Forse il confronto con la realtà aprirà loro gli occhi.
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