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5 Luglio 2022

Con la legge delega parte la riforma degli appalti pubblici. Speranze e dubbi

di Luigi Donato, Presidente del Consiglio di Sorveglianza Sidief

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Fin dalla sua emanazione il Codice dei contratti pubblici del 2016 ha suscitato più critiche che consensi. Troppe norme ulteriori rispetto alle direttive europee, troppo rilievo alla forma degli atti e poca al risultato della gara e del contratto, troppa sfiducia nelle pubbliche amministrazioni, prevalenza del contrasto alla corruzione rispetto al buon funzionamento degli appalti pubblici.  

E quando si è trattato di favorire la ripresa economica attraverso la spesa e i lavori pubblici e, poi, di far partire i progetti previsti dal PNRR la soluzione inevitabile è stata quella di congelare le norme più ingombranti, come il divieto dell’appalto integrato o l’obbligo dei commissari esterni nelle gare, e di procedere diffusamente con deroghe ampliando, ad esempio, le possibilità di ricorrere ad affidamenti diretti e a procedure negoziate ad inviti e così via.

In definitiva il momento è favorevole per una inversione di rotta all’insegna della semplificazione, della celerità delle procedure, della qualità dei meccanismi di scelta da parte delle stazioni appaltanti. Il mercato se lo aspetta.

La legge delega appena approvata sembra partire con le migliori attenzioni promettendo che il futuro Codice dovrà attestarsi sul livello minimo della regolamentazione europea, senza aggravamenti, quindi, per velleità dirigistiche o per cedere alla tentazione di contrastare i rischi di corruzione con adempimenti formali.

Le leggi di delega sono al tempo stesso complesse e astratte. Fino alla conclusione dell’iter successivo (ivi compresa la normativa applicativa) non vi è certezza del risultato. In ogni caso uno sguardo d’insieme porta ad una impressione, come si suol dire, a luci e ombre.

I principi indicati dalla delega sono tutti condivisibili: sia quelli per impostare la futura normativa (semplificazioni per i contratti al di sotto delle soglie comunitarie e per gli investimenti sostenibili; spinta all’aggregazione per le imprese minori; appalto integrato; estensione del partenariato pubblico/privato) sia quelli relativi alle caratteristiche delle stazioni appaltanti (minore numero attraverso incentivi; qualificazione). Sul defaticante iter delle procedure si riconfermano iniziative già previste ma non completate: contratti-tipo ANAC, digitalizzazione e informatizzazione delle procedure, Banca dati nazionale dei contratti pubblici, fascicolo virtuale dell’operatore economico.

Tre sono invece i principali dubbi che la legge delega alimenta.

Il primo nasce dal lungo, non necessario elenco di beni molto astratti da tutelare inderogabilmente (lavoro, sicurezza, legalità, trasparenza, concorrenza, piccole imprese, beni culturali); questi richiami possono giustificare appesantimenti rispetto alla normativa europea, con il concreto rischio di sconfessare per loro tramite l’impegno a non rendere la disciplina nazionale più onerosa rispetto a quella degli altri paesi. Il secondo dubbio nasce dalla indicazione di rafforzare le funzioni di vigilanza e di supporto alle stazioni appaltanti dell’ANAC, senza altre indicazioni. Questo è un punto delicato per il rischio che la mission dell’Autorità resti ancorata alla prevenzione anticipata della corruzione intesa come fenomeno criminale, anche a scapito dell’autonomia delle amministrazioni, dell’efficienza del sistema, del contrasto agli sprechi delle risorse pubbliche.  Il terzo è come mai non si sia scelta la strada più diretta per puntare sulla semplificazione e vale a dire indicare il principio della valorizzazione della discrezionalità delle stazioni appaltanti; ne sarebbe derivato un parametro chiaro da rispettare nella normativa primaria e secondaria, che avrebbe di certo impresso una svolta del Codice verso la flessibilità e l’attenzione al risultato, ma anche verso la responsabilità e quindi verso la correttezza negli appalti pubblici.

Il cammino legislativo è ancora lungo; un dibattito pubblico animato dagli operatori pubblici e privati del settore potrebbe incoraggiare verso le soluzioni più innovative.

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