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27 Aprile 2026
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Nel primo semestre dell’anno, il valore aggregato delle nuove erogazioni registra una crescita incoraggiante: +10% rispetto al medesimo periodo del 2019.
L’incremento registrato da Banca d’Italia - sia in termini percentuali sia in termini assoluti (circa +2,2 miliardi di euro) - risulta particolarmente positivo malgrado le misure di lockdown della scorsa primavera che avevano portato ad una limitata operatività lato sistema bancario.
Uno dei fattori che in questa delicata fase ha sostenuto maggiormente la domanda e le erogazioni di nuovi mutui è sicuramente il livello degli indici IRS che da mesi restano a valori prossimi allo zero.
Questa situazione ha continuato a sostenere la richiesta di nuovi mutui a tasso fisso che nei primi tre trimestri del 2020 hanno rappresentato circa il 90% delle preferenze espresse dai richiedenti sul canale internet, confermando definitivamente una vera e propria polarizzazione della domanda verso i mutui a tasso fisso.
Andando ad analizzare la domanda a livello di finalità, emerge come la ripresa post-lockdown quanto meno sul canale online sia stata trainata non solo dalle richieste di mutuo con finalità surroga - che sul canale hanno rappresentato nel terzo trimestre circa il 46% del totale - ma anche dalle nuove richieste di mutuo con finalità acquisto che raggiungono il 46% del totale delle richieste raccolte nel terzo trimestre.
Questa progressiva inversione di peso fra la finalità surroga e acquisto sul canale online è correlata da un lato alla valutazioni degli immobili che continuano a rimanere a livelli sempre molto interessanti, dall’altro ai tassi di interesse che permangono a livelli di minimo da diversi trimestri e un bacino di potenziali mutuatari interessati alla surroga del proprio mutuo che si restringe sempre più nel corso del tempo.
Dalla nuova edizione della Bussola Mutui, il bollettino trimestrale firmato CRIF emergono delle evidenze:
per quanto riguarda la domanda a livello di sistema - intesa come vere e proprie istruttorie formali presenti sul Sistema di Informazioni Creditizie gestito da CRIF-
dopo il forte rallentamento del periodo di lockdown, nei 4 mesi successivi si è consolidato un percorso di ripresa, con aumenti pari a +13,3% a giugno, 30,1% a luglio, +33,7% ad agosto e +13,0% a settembre.
Le rilevazioni relative alle prime tre settimane di ottobre, però, mostrano una brusca interruzione della dinamica positiva.
Per quanto riguarda invece l’offerta di credito e livello tassi di interesse, la situazione attuale rimane molto favorevole: nel corso del terzo trimestre 2020, i migliori spread di offerta rimangono stabili per i mutui a tasso variabile e subiscono un lieve aumento per i mutui a tasso fisso.
Si segnala, inoltre, come oggi sia possibile finalizzare una operazione a tasso fisso a tassi non troppo distanti da quelli variabili: la forchetta fra tassi fissi e variabili risulta infatti essersi ristretta enormemente nel corso dei trimestri, portando il differenziale fra tassi fissi e tassi variabili a non più di 10-20 punti base rispetto differenziali storici compresi fra i 50 e 100 punti base.
Per il terzo trimestre consecutivo dal lato del mercato immobiliare, il prezzo al metro quadro degli immobili residenziali oggetto di garanzia di mutuo ipotecario, mantiene un andamento positivo con una crescita del +1,9% nel corso del terzo trimestre su base annua, che cela tuttavia l’andamento dell’ultimo trimestre che ha fatto segnare un –3,3% rispetto al II trimestre del 2020.
Entrando nel dettaglio, in questo terzo trimestre osserviamo un recupero su entrambi i segmenti degli immobili usati e degli immobili nuovi con i prezzi/mq degli immobili usati che nel terzo trimestre 2020 crescono del +1,1% rispetto al terzo trimestre 2019 e i prezzi/mq degli immobili nuovi che segnano un +3,0%.
A livello geografico, la ripresa è maggiore nel Nord Est e Sud e Isole, con rispettivamente un +4,5% e un +3,8% rispetto al terzo trimestre 2019, mentre nelle aree geografiche Centro e Nord Ovest lo scostamento si attesta rispettivamente al +1,0% e -0,4%.
Rimanendo sul fronte immobiliare l’esplosione della pandemia ha temporaneamente bloccato i piani di investimento degli italiani portando il trend delle compravendite ad un -27,2% nel secondo trimestre 2020.
Se analizziamo questo dato nel dettaglio, vediamo però che la dinamica del numero compravendite ha seguito da vicino l’evoluzione delle misure di lockdown, con un calo drastico del -57,7% in aprile, diventando in seguito -21,2% in maggio e -6,1% in giugno.
Stefano Magnolfi Executive Director di CRIF Real Estate Services: “I temi legati all’efficienza energetica degli immobili sono sempre più rilevanti agli occhi dei regolatori e delle istituzioni nazionali ed internazionali dato che gli immobili in Europa sono responsabili del 40% dei consumi energetici e del 36% delle emissioni di CO2” afferma. Ma gli immobili verdi valgono di più di quelli che non lo sono? E quindi possono essere considerati meno rischiosi agli occhi degli istituti di credito ai fini dell’erogazione dei mutui? Fino ad ora non avevamo avuto elementi per poter rispondere affermativamente a tali domande, ma oggi, grazie ad uno studio promosso dalla Commissione Europea e coordinato da EMF, cui ha preso parte attivamente, tra gli altri anche CRIF, si è dimostrata in termini scientifici la relazione fra efficienza energetica degli immobili e livello di rischio dei mutui. Prendendo in esame circa un milione di linee di credito di cui quasi 100 mila con dati relativi all’efficienza energetica degli immobili, è infatti emerso che esiste una correlazione negativa fra efficienza energetica degli immobili e rischio di credito, ovvero che più elevata è la classe energetica, minore è il rischio che il mutuo vada in default. Inoltre si è visto che tale meccanismo è ancora più forte per gli immobili più efficienti, cioè appartenenti alle classi energetiche A o B. Alla luce di queste considerazioni, ci rendiamo conto quindi che l’attuale misura del Superbonus del 110%, insieme alle altre agevolazioni legate alla riqualificazione energetica del patrimonio immobiliare, assumano sempre più una valenza strategica di lungo periodo e non si limitino ad essere di misure emergenziali ed estemporanee”.
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