Ultime notizie

27 Ottobre 2022

Breglia (Scenari): mercati immobiliari in calo nel 2023 (Video)

di red

Condividi:
Facebook
Linkedin
Twitter
Whatsapp
16x9
Angle Left
Angle Right
ADV 970x90

Il 2022 si chiuderà registrando un elevato volume di investimenti immobiliari in Europa, a quasi 400 miliardi di euro (circa 12 mld in Italia). Le aspettative per il 2023, però, non sono altrettanto positive. 

Mentre la domanda per case, uffici e logistica continua a essere sostenuta, gli operatori sono preoccupati dal rapido aumento dei costi di costruzione e la volatilità dei prezzi delle materie prime, e dall'inflazione che rende più difficile finanziarsi a medio termine.

Anche le previsioni per l'Italia sono più negative con una riduzione dei volumi transati in tutti i comparti, almeno nella prima parte del 2023.

È questa la panoramica del mercato immobiliare presentata da Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari, che, aprendo i lavori di FUTU.RE, il convegno dedicato alla filiera dei Servizi immobiliari in Europa e in Italia, ha sottolineato anche l’importanza della rigenerazione urbana.

Sono più di tre milioni gli italiani che vivono in quartieri che necessitano di "rigenerazione urbana" e sono almeno 73mila gli edifici su cui intervenire rapidamente, per non aggravare il degrado in atto. Solo nelle aree metropolitane, secondo i dati di Scenari Immobiliari, ci sono circa 25mila edifici residenziali da recuperare e nove milioni di ma di uffici dismessi.

"Il nuovo governo dovrebbe riprendere il tema della rigenerazione urbana che non è solo edilizia, ma qualità della vita e servizi per milioni di persone. Il coinvolgimento dei privati - ha affermato Breglia - che non era previsto nelle proposte passate, mai approvate, potrebbe portare investimenti importanti e dare risposte in tempi certi".

L’intervento del presidente di Scenari Immobiliari è stato seguito dalla presentazione del "Rapporto sulla filiera dei servizi immobiliari in Europa e in Italia". 

Nel 2021 il fatturato delle attività dei servizi immobiliari nei cinque principali Paesi europei è stimato in circa 345 miliardi di euro, in calo dell'1,2 per cento rispetto al 2020. La Germania si conferma il mercato più performante, con più di 125 miliardi di euro e un elevato livello di stabilità rispetto al 2020 (più 0,3 per cento). La Francia, invece, ha fatto registrare una contrazione del 10,8 per cento del suo fatturato che nel 2021 si è chiuso con 76 miliardi di euro. Il nostro Paese ha invece registrato un calo, rispetto al 2020, di quasi tre punti percentuali e un volume di 36 miliardi di euro. La previsione è di arrivare a circa 40 miliardi di fatturato entro la fine del 2023. Il Regno Unito ha registrato un forte incremento con una crescita dell'8,6 per cento circa del fatturato (79,6 miliardi contro i 73,3 del 2020). Anche la Spagna è caratterizzata da fatturato in calo (-2,4 per cento) dai 29,2 miliardi di euro del 2020 ai 28,5 miliardi del 2021. L'evoluzione dei fatturati nei diversi Paesi, a seguito di andamenti altalenanti o di forte stabilità, ha portato ad una crescita del cinque per cento durante il periodo 2015 – 2021. 

Sul fronte occupazionale il settore delle costruzioni coinvolge il numero maggiore di occupati, con circa di 15,5 milioni di lavoratori in Europa, pari circa il 6,3 per cento della forza lavoro complessiva. Le imprese attive nel settore sono 3,84 milioni, per una dimensione media di poco superiore ai quattro addetti per impresa. Nonostante il calo del 7,2 per cento fatto registrare nel corso del 2021, la Germania è il più grande mercato europeo in termini di occupazione e distanzia il secondo, Regno Unito, di 35 punti percentuali. In Francia, i quasi 1,77 milioni di occupati nel settore delle costruzioni raggiunti nel corso del 2021, frutto di un incremento del 9,8 per cento rispetto al 2015, rappresentano un livello di dinamicità secondo solo a quanto registrato in Spagna (più 23,2 per cento sul 2015). La Spagna occupa una posizione intermedia all'interno dei cinque Paesi presi in esame, sia in termini assoluti che in relazione al totale della forza lavoro. L'Italia, pur contando 1,375 milioni di occupati, in crescita del 2,4 per cento rispetto al 2020, distribuiti in poco meno di 500mila imprese (più 1,7 per cento rispetto all'anno precedente e meno 7,3 per cento rispetto al 2015), risulta ancora caratterizzata da dimensioni medie aziendali molto ridotte (2,8 occupati) e prossime alla media del 2,7 per cento relativa agli anni compresi tra il 2015 e il 2021.

Il settore dei servizi immobiliari ha un peso minore sul totale della forza lavoro dei diversi Paesi, con una media europea stabile all'1,3 per cento, corrispondente a 3,23 milioni di addetti. A questi si somma un indotto pari a poco più di 1,2 milioni di addetti indiretti. In Italia gli addetti diretti sfiorano le 320mila unità (più 4,3 per cento rispetto al 2020), cui si sommano poco meno di 135mila addetti indiretti. La percentuale sulla forza lavoro complessiva (1,3 per cento) continua a essere allineata con la media europea, mentre ancora molto bassa risulta essere la dimensione media delle imprese, pari a 1,4 addetti per società. Regno Unito e Germania, per numero di addetti e struttura aziendale, rappresentano le principali eccezioni tra i cinque principali Paesi, con una dimensione media rispettivamente pari a 5,5 e 3,6 addetti diretti e un numero di occupati pari a quasi 700mila e 550mila.

Guarda l'intervista a Mario Breglia

7x10

È online il nuovo numero di REview. Questa settimana: Generali Real Estate: completato il Polo Logistico Piacenza da 470