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14 Aprile 2026
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Il Rapporto al Presidente del Consiglio del “Comitato di esperti in materia economica e sociale” considera il settore degli appalti pubblici in relazione a vari progetti strategici in campo economico e, soprattutto, in funzione dell’obiettivo di rendere la Pubblica Amministrazione alleata di cittadini e imprese.
Il rapporto presentato da Vittorio Colao nella sede degli Stati Generali dell’Economia costituirà, di certo, uno snodo rilevante del dibattito per la ripresa dei lavori e degli investimenti in infrastrutture. Sembra quindi utile analizzarne i punti salienti.
Le iniziative sugli appalti vengono collocate nell’”asse di rafforzamento” per la trasformazione del Paese che si basa sulla digitalizzazione e sull’innovazione, in funzione della crescita della competitività e, anche, della trasparenza, quest’ultima per ridurre l’economia sommersa e illegale.
Secondo il Rapporto le infrastrutture, unitamente all’ambiente, possono costituire il volano del rilancio, solo se si realizza una rapida attivazione degli investimenti nei settori di rilievo strategico (telecomunicazioni, settore energetico e idrico, salvaguardia del patrimonio ambientale, trasporti e logistica, abitativo e servizi socio-sanitari).
In questa prospettiva, diviene indispensabile semplificare l’applicazione del Codice dei contratti pubblici. In realtà si prospetta anche un completo superamento del Codice con una completa riscrittura integrale (bilanciando principi/interessi, e cioè legalità/efficienza).
Ma una riscrittura richiede tempi di certo lunghi; si propone, intanto, di applicare alle infrastrutture di interesse strategico le sole Direttive europee e, per fronteggiare le lentezze e le resistenze burocratiche (che frenano la crescita del Paese), si prospetta come modello virtuoso la ricostruzione del “Ponte di Genova”.
In effetti, al di là dell’indicazione programmatica di abrogare il Codice vigente e di approvarne uno nuovo (ipotesi che, così come raccontata, non può che accrescere la preoccupazione degli operatori già molto provati dell’instabilità della regolamentazione degli appalti) vi sono numerose proposte concrete, in larga misura, condivisibili.
L’attenzione si sposta, quindi, sulla Pubblica amministrazione che soffre da tempo di una situazione di inefficienza, soprattutto nel confronto con gli altri paesi europei, a causa di una cultura che privilegia le procedure rispetto ai risultati, di strutture pubbliche che fanno un uso ancora limitato degli strumenti digitali, di una forza lavoro anziana.
Per quello che riguarda il mondo degli appalti gli snodi dell’intervento sul procurement pubblico riguardano la semplificazione e la velocizzazione delle procedure, attraverso: il superamento della burocrazia difensiva (limitando ai casi di dolo la responsabilità per danno erariale); l’allineamento del Codice agli standard europei; la riaffermazione dell’autocertificazione e del silenzio-assenso; la promozione dell’e-Procurement per velocizzare i processi di acquisto, aumentandone l’efficacia.
La parte più corposa riguarda, dunque, l’e-Procurement, per l’indubbio ritardo in Italia nell’impiego delle tecnologie informatiche e le profonde differenze tra stazioni appaltanti virtuose e operatori con carenze e ritardi significativi.
La strada maestra da seguire è quella di collegare lo sviluppo dell’e-Procurement con l’aggregazione delle stazioni appaltanti. Gli strumenti sono:
-trasformare la “disponibilità di tecnologie telematiche nellagestione di procedure di gara” da requisito premiante per il sistema della qualificazione delle stazioni appaltanti (come attualmente previsto dall’art. 38) in requisito di base necessario;
-rivedere le soglie di gara (già modificate in parte dal decreto “Sblocca cantieri”) per spingere le stazioni appaltanti meno qualificate a ricorrere a centrali di committenza e stazioni qualificate;
-completare la disciplina attuativa per la digitalizzazione delle procedure di gara (ex art. 44), anche attraverso l'interconnessione per interoperabilità dei dati delle pubbliche amministrazioni;
-realizzare la Banca Dati Nazionale degli Operatori Economici (art. 81), presso la quale acquisire in via esclusiva e rapida la documentazione per la partecipazione alle gare (requisiti generali, tecnico-professionali ed economico-finanziari) e per il controllo della loro permanenza in fase di esecuzione.
Dal Rapporto emerge una strada di riforma, articolata su più fasi. Nella prima, per le infrastrutture strategiche si prospetta il modello commissariale del “ponte di Genova” e la sospensione delle norme non di recepimento delle direttive comunitarie. Sotto l’etichetta “attuare subito” sono indicate le iniziative per la digitalizzazione degli appalti e la professionalizzazione delle stazioni appaltanti.
Nel medio periodo, figura (ancora) sia la professionalizzazione delle stazioni appaltanti e la centralizzazione della committenza e sia la creazione di una base di dati capillare, per consentire di analisi più efficaci della spesa pubblica e delle politiche del procurement.
Lo sbocco finale resterebbe quello della riscrittura integrale del Codice che, però, ove le tappe intermedie indicate siano state nel frattempo effettivamente percorse si verrebbe a configurare, di fatto, come un’incisiva, e forse non inopportuna, revisione del Codice. E del resto, guardando all’ipotesi di possibili tagli (mirati) delle norme nazionali, sarà difficile rimpiangere i commissari di gara esterni, il divieto assoluto dell’appalto integrato, i limiti oscillanti al subappalto e così via.
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