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2 Aprile 2020

Anammi: regole poco chiare, amministratori condominio in difficoltà

di G.I.

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I decreti sulle attività professionali non hanno chiarito a sufficienza le modalità di svolgimento della gestione condominale. In questo modo i professionisti del settore rischiano contestazioni in caso di intervento per guasti o sanificazione degli immobili. Consentire agli amministratori di condominio di operare, contribuendo così a fronteggiare l'emergenza Coronavirus. E' quanto chiede l'Anammi, Associazione nazional-europea Amministratori d'immobili, che a tale scopo ha già scritto negli scorsi giorni al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e ai ministeri competenti.

L'associazione, che conta oggi oltre 13mila iscritti in tutta Italia, spiega che, dalla lettura del Decreto del 22 marzo u.s. e delle norme successive sulla definizione delle attività produttive essenziali, non è chiaro se, tra le categorie professionali autorizzate ad operare, sia ammessa anche la figura dell'amministratore di condominio.

Giuseppe Bica, presidente dell'Anammi:"Non basta, infatti, il Codice Ateco a ricomprendere le numerose mansioni che, dalla Riforma del condominio del 2012, sono responsabilità dell'amministratore non tutto può essere effettuato in smart working''.

A causa di tale ambiguità, il professionista potrebbe incorrere nelle contestazioni della pubblica autorità se dovesse recarsi in condominio per un guasto agli impianti o per la sanificazione di un ambiente condominiale. Si tratta, si legge ancora nella lettera, "di servizi vitali per la nostra quotidianità, che in una situazione di residenza forzata a casa, 24 ore su 24, acquistano un'importanza ancora maggiore".

Per queste ragioni, l'Anammi chiede ufficialmente al Governo e ai Ministeri competenti di definire la questione con chiarezza, al fine di lavorare senza rischi e di permettere agli stessi condòmini di ''restare a casa'' in sicurezza durante l'emergenza sanitaria. Nella lettera, l'Associazione ricorda la questione del bonus facciate in condominio, che, secondo le previsioni degli addetti ai lavori, potrebbe saltare a causa dell'emergenza Coronavirus.

Il bonus prevede infatti una serie di passaggi e di adempimenti che il blocco delle assemblee condominiali, reso necessario dall'epidemia di Covid 19, ha ovviamente rallentato, mettendo in forse i tempi delle ristrutturazioni. Inoltre per avviare l'iter, si legge ancora nella nota dell'associazione, occorre la delibera dell'assemblea condominiale con il voto della maggioranza degli intervenuti all'assemblea e la metà del valore dell'edificio, ovvero 500 millesimi.

Essendo ferme le assemblee fino a data da destinarsi, l'intero processo decisionale è bloccato. Se si considera che, al fine di documentare gli esborsi, entro dicembre è necessario aver effettuato i pagamenti dei lavori, il timore che la detrazione rischi di saltare appare assai concreto.

"Chiediamo al governo una proroga sul termine dei pagamenti fino al 2021 -conclude il presidente Bica - in modo da permettere ai condòmini di usufruire di questa agevolazione". Su entrambe le questioni, l'Anammi si dichiara disposta a collaborare con le istituzioni. ''Anche in questa emergenza - sottolinea l'Anammi- i professionisti non si tirano indietro e vogliono dare il loro contributo, umano e professionale". 

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