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Quasi 2 mln di abitazioni in Italia si trovano nella Zona sismica 1, la più pericolosa, pari al 5,6% del totale delle costruzioni. È impossibile metterle in sicurezza in tempi brevi.
Nel corso dell’audizione sul Ddl Bilancio alle commissioni di Camera e Senato, Istat e Banca d’Italia hanno illustrato alcuni dati legati al settore immobiliare.
Federico Signorini vicedirettore generale di Banca d’Italia: Gli interventi per la messa in sicurezza antisismica sono necessari da tempo e da attuare con la massima rapidità. Se si pensa che i danni materiali diretti causati dai terremoti dell'Aquila (2009) e dell'Emilia Romagna (2012) hanno superato i 10 miliardi ciascuno, mettere tutto, subito in sicurezza con provvedimenti d'imperio sarebbe irrealistico. Ma rafforzare gli incentivi all'adozione di presidi antisismici per gli edifici esistenti sembra la via obbligata. Banca d’Italia torna a raccomandare l'assicurazione su larga scala di tutti gli immobili: solo una quota marginale delle polizze incendio sottoscritte in Italia oggi include anche il rischio sismico: è importante aumentare questa quota, facendo anche in modo che il premio assicurativo sia legato alla classe di rischio sismico.
Giorgio Alleva, presidente Istat: Il numero delle abitazioni residenziali presenti zona sismica 1, la più pericolosa, ammonta a circa il 5,6% del totale delle abitazioni italiane: si tratta di poco meno di 1,9 milioni di abitazioni, oltre la metà delle quali (52,5%) costruite prima dell'entrata in vigore della normativa antisismica (ovvero prima del 1971). Oltre il 42% di queste abitazioni è situata in Calabria, circa il 13% in Campania.
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