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Si possono trovare ben pochi porti sicuri in uno dei peggiori trimestri degli ultimi dieci anni per molte asset class, soprattutto per l’azionario. La percezione è quella di una generalizzata avversione al rischio, acuita a dicembre da fondamentali sia societari che economici in calo e da una riduzione della liquidità.
Il momentum economico sembra mostrare segnali di stanchezza. Il contesto attuale giunge in conclusione di un 2018 che è stato caratterizzato da un lieve e strisciante deterioramento del quadro, soprattutto nell’Eurozona e nei mercati emergenti. Gli Stati Uniti hanno costituito un’eccezione, anche se nel corso dell’ultimo semestre si sono intraviste le prime crepe sul mercato immobiliare, sul settore manifatturiero (l’indice ISM manifatturiero ha deluso le attese nel modo più marcato degli ultimi quattro anni) e sul trasporto merci.
La dinamica dei flussi ha contribuito alla spirale negativa. Dopo aver tenuto duro a ottobre e novembre, gli investitori hanno ritirato da fondi azionari globali 86 miliardi di dollari (dati Deutsche Bank). Si tratterebbe del deflusso mensile più consistente dal 2008, e in particolare i 56 miliardi di deflussi dai fondi azionari statunitensi consistono un nuovo record. Dietro le vendite non ci sono solo motivi di avversione al rischio, ma anche una dinamica stagionale: si è aperta per gli investitori una finestra per sfruttare le perdite per proteggere i guadagni degli ultimi anni, liberandosi di azioni in perdita per compensare fiscalmente le plusvalenze di fine anno.
Dall’ultimo trimestre si possono comunque trarre due spunti positivi. Nonostante sia ormai opinione comune che i prossimi anni saranno caratterizzati da tassi d’interesse in crescita rispetto ai livelli attuali, l’obbligazionario governativo ha mostrato di poter continuare a offrire spunti di diversificazione.
Inoltre sembra che la Fed abbia preso atto dell’indebolimento dei fondamentali economici, le cui prime avvisaglie si erano già viste a settembre. Il contesto prospetta un percorso di rialzo tassi più morbido.
In generale l’intensità della correzione sembra coerente con la fase attuale del ciclo economico e finanziario: come spiegheremo più avanti, sarebbe scorretto raccontare quanto successo negli ultimi mesi attraverso la retorica del cigno nero o dell’anomalia.
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