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28 Febbraio 2014

Un Paese in mano alle banche: Unicredit sconta le fatture di Esselunga e i costi li pagano i fornitori

di Maurizio Cannone

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Lo sconto fatture è una prassi consolidata, specie in Italia.

 

Le aziende clienti pagano a più o meno a lungo termine e i fornitori chiedono alle banche di anticipare l’importo.

 

Ovviamente con una percentuale a favore della banca.

 

Chiunque operi sul mercato conosce la procedura, il factoring, che consente ai fornitori di reperire liquidità.

 

Un meccanismo che in questo periodo si è inceppato, visto che l’esigibilità dei crediti diventa ogni giorno più a rischio: è una spirale in cui le aziende non riescono a incassare i crediti e quindi a loro volta non pagano i fornitori, che a loro volta interrompono i pagamenti.

 

Niente di nuovo, lo stiamo vivendo da anni.

 

Il fatto nuovo sta nell’accordo siglato tra Esselunga e Unicredit factoring (Conad ne ha sottoscritto uno simile nei mesi scorsi con lo stesso istituto).

 

L’istituto si rende disponibile ad anticipare le fatture che i fornitori di Esselunga attendono in pagamento.

 

Fino a oggi la singola azienda si sarebbe recata dalla propria banca e concordato le condizioni.

 

Ora invece è il debitore, Esselunga, che indica l’istituto al quale rivolgersi ai propri fornitori.

 

Per usare un esempio banale ma non troppo, è come se un’azienda anziché pagare a fine mese i propri dipendenti indicasse loro di farsi scontare il cedolino da una banca.

 

Con una commissione ovviamente a favore della banca stessa.

 

Esselunga precisa che si tratta di una possibilità offerta ai fornitori che necessitano di ottenere liquidità prima della scadenza fissata, ma la cosa si può vedere anche in altro modo.

 

Il fornitore che si trova nella necessità di incassare a breve, di norma concorda col cliente nuove scadenze.

 

E per Esselunga sarebbero oneri finanziari, col vantaggio per i fornitori di non avere provvigioni da versare alla banca.

 

In questo modo, invece, Esselunga non modifica i suoi piani, non ha maggiori oneri, che invece vanno a carico dei fornitori.

 

In tutto questo Unicredit incassa le giuste provvigioni per il servizio svolto.

 

Che non presenta rischi, tra l’altro, perché Esselunga resta debitore di ultima istanza.

 

Tutto regolare in punta di diritto.

 

Ma si tratta dell’ennesimo colpo alle Pmi.

 

I margini con la grande distribuzione si contano nell’ordine di singoli punti percentuali.

 

Con le provvigioni da riconoscere a Unicredit, per le aziende significa trascinarsi verso il fallimento.
 

Tutto regolare in punta di diritto, ma non si dica che, come ha dichiarato Gabriele Piccini, country chairman di Unicredit: “con questo accordo dimostriamo una volta di più il nostro concreto impegno a supporto dell'economia reale”.

 

Faccia il piacere, non ci dia supporto.

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