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27 Settembre 2010

Turismo: per il ministro va tutto bene, per l'Istat le presenze crollano

di Maurizio Cannone

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- “Il turismo si conferma un settore strategico della nostra economia''.

Lo ha detto a Bruxelles il ministro del turismo Michela Vittoria Brambilla sottolineando che in Italia l'aumento degli arrivi stranieri (+5,3%) ha compensato in parte alcune criticità, come la contrazione domestica.

Sfortunata la ministra che per questo annuncio ha scelto la giornata sbagliata.

Smentita più volte in poche ore.

 

Comincia l’Istat con i dati sulle presenze a Ferragosto.

Stando ai dati forniti gli alberghi italiani, nel periodo hanno registrato una crescita tendenziale dell'1% degli arrivi e una diminuzione dell'1,9% delle giornate di presenza.

La clientela italiana ha registrato, nel confronto con lo stesso periodo dell'anno precedente, un calo dell'1,9% negli arrivi e del 4,8% nelle presenze; per quella straniera, invece, vi sono state variazioni positive sia degli arrivi (+5,4%) sia delle giornate di presenza (+5%).
Il 67,8% della clientela ha preferito le località turistiche di tipo prevalentemente stagionale (località montane, marine, lacuali, termali, collinari); tale quota è rimasta quasi invariata (meno 0,2 punti percentuali) rispetto all'analogo periodo dello scorso anno. Il restante 32,2 per cento delle presenze ha riguardato città d'arte e capoluoghi non altrimenti classificati.

 

Ancora l’Istat dice sempre oggi l’esatto contrario di quanto afferma il ministro: il 26,1% degli albergatori pensa di diminuire il numero dei propri dipendenti.

Dalle indicazioni degli operatori riguardo all'andamento dell'occupazione nel trimestre settembre-novembre 2010, rispetto al medesimo periodo del 2009, risulta che la quota di albergatori che esprimono l'intenzione di diminuire il numero degli occupati è pari, per il complesso del Paese, al 26,1 per cento (era il 26,8 per cento nella corrispondente rilevazione dello scorso anno).

La quota di quelli che si orientano in senso opposto è limitata al 3,4 per cento (3,1 per cento lo scorso anno).

Il saldo tra le incidenze dei giudizi positivi e negativi è ovunque sfavorevole, con una intensità massima nel sud e isole (meno 29,6) e minima nella ripartizione Nord-Est (meno 17,5).

Il 9,7 per cento degli albergatori dichiara che nel trimestre settembre-novembre 2010 l'esercizio resterà chiuso (lo scorso anno tale percentuale era stata del 12,3 per cento);

l'incidenza più alta si registra nell'Italia nord-orientale (13,5 per cento), la più bassa nell'Italia meridionale e insulare (5,3 per cento).

La rilevazione sul movimento alberghiero raccoglie anche le opinioni degli operatori sull'andamento del turismo e dell'occupazione nel trimestre successivo al periodo osservato, per fornire informazioni sulle tendenze in atto nel settore.

In merito ai giudizi sull'andamento del turismo nel trimestre settembre-novembre 2010, rispetto all'analogo periodo dell'anno precedente, la differenza (saldo) tra la quota di coloro che prevedono un aumento e quella di chi prevede una diminuzione è negativa (meno 23,9).

Nell'analoga rilevazione dello scorso anno il saldo negativo era risultato di ampiezza superiore (meno 29,1).

A livello territoriale, il saldo assume valori negativi in tutte le ripartizioni geografiche, con valori compresi tra meno 35,0 nel Sud e isole e meno 15,4 nel Nord-est.

Il saldo negativo è maggiore per il turismo nazionale (meno 25,2) rispetto a quello estero (meno 21).

 

E sempre oggi sono arrivati i dati sull’andamento turistico dell’estate 2010 che segue la flessione che ormai il mercato di settore rileva da alcuni mesi: 2,7 milioni di soggiorni (-8% sul 2009) che hanno portato a registrare un fatturato di 2,8 mld di euro (-7%) rispetto al 2009.

Nella stagione estiva il prezzo medio dei pacchetti turistici è aumento del 2% aggiungendo 1040 euro rispetto ai pacchetti 2009.

Nel 2009 il calo era stato del -12% sui passeggeri e dell'11% sul fatturato con un incremento del prezzo medio dell'1%.

Questi i dati presentati da GfK Retail and Technology, società di ricerche di mercato nel corso di un convegno.

Per una vacanza di 7/9 giorni con partenza a giugno 2010, gli italiani hanno speso mediamente 810 euro, 820 euro per una vacanza a luglio e 930 euro per una vacanza con partenza ad agosto.

Crescono le prenotazioni anticipate: entro maggio 2010 il 34% degli italiani, infatti, aveva prenotato una vacanza ad agosto ( contro il 32% del 2009) e il 49% delle partenze a luglio è stato prenotato entro maggio, contro i 297.000 passeggeri del 2010.

Le prenotazioni anticipate sono state al centro degli acquisti di agosto con 1.275.000

passeggeri.

Tiene il Last Minute: le vacanze di questo tipo hanno interessato il 21% dei passeggeri a giugno con un risparmio sul costo totale del pacchetto del 9%,

Il 28 per cento a luglio con il risparmio dell'11%, e il 25% ad agosto con il risparmio del 10% sul costo del pacchetto.

Sono 500mila i passeggeri che hanno prenotato fino ad agosto per partenze future: a settembre per il 68% dei passeggeri e a ottobre il 18%.

“Gli italiani hanno raccolto l'invito a prenotare prima - ha commentato Daniela Mastropasqua, account manager di GfK Retail and Technology Italia - l'advanced booking consente di prenotare le proprie vacanze avendo a disposizione la totalità del prodotto e quindi una possibilità di scelta assai più ampia”.

Per il tipo di vacanza scelta la classifica vede al primo posto una settimana in Italia, seguita da oltre una settimana in Italia, dalle crociere nel Mediterraneo, da una settimana in Spagna, da una settimana in Egitto, da una settimana in Grecia.

Tutte queste destinazioni insieme costituiscono quasi il 70% dei passeggi venduti.

I migliori trend d’incremento si registrano negli Usa, seguiti dalle crociere nel Mediterraneo di una settimana e le crociere nei mari del nord di oltre una settimana.

Per quanto riguarda i prezzi, nel 2010 sono aumentati i viaggi al di sopra dei 2000 euro (9%), dove gli Usa rappresentano circa un quarto di tutti i passeggeri venduti.

I viaggi fino a 2000 euro rappresentano il 7% del mercato, fino a 1500 euro il 20%, fino a 1000 euro il 48% (Italia e Africa Mediterranea), fino a 500 euro il 17%.