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20 Luglio 2014

Trasloco e razionalizzo: è partita una nuova fase per il mercato uffici italiano

di Cristina Giua

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Quali sono i fattori che fanno gola alle grandi società – quelle con sedi in tutta Europa, Italia inclusa - in termini di gestione del patrimonio immobiliare?

Per rispondere a questa domanda l'European Occupier Survey di CBRE - arrivata quest'anno alla quarte edizione; scarica in allegato il report completo - ha interpellato un panel di direttori e responsabili dei dipartimenti di real estate (nel gruppo anche alcuni italiani), chiedendo loro di indicare quali sono le priorità in agenda.

Un elemento di maggior dinamismo, rispetto agli scorsi anni e al diktat sul taglio dei costi, è la voglia di crescere: il 56% degli intervistati ha infatti dichiarato che l’accesso a nuovi mercati e clienti è un fattore chiave (lo scorso anno lo era solo per il 40%).

Scendendo nel dettaglio si scopre che sono l'India e l'Africa a rappresentare, in questa fase, le mete da tenere sott'occhio per un possibile sbarco (o per potenziare la propria presenza sul mercato).

La qualità della location e il comfort degli uffici restano importanti per il 48% degli intervistati.

Nell’85% dei casi il fattore principale per la selezione di un immobile corporate è sempre e comunque la spesa (intesa nel senso più lato possibile: quindi, costo canoni d'affitto – spesso e volentieri rinegoziati al ribasso con largo anticipo rispetto alla naturale scadenza del contratto – ma anche costi di gestione complessiva, con una sensibilità spiccata per l'efficienza energetica.

In alternativa, la messa in cantiere di un trasloco e una nuova sede, nel caso in cui la rinegoziazione fallisca).


Anche su quello che è il mercato corporate italiano – dove negli ultimi mesi si è respirata un'aria di relativo ottimismo, arrivata in seguito a semestri di calma piatta e take-up di spazi direzionali ridotti ai minimi termini – qualcosa si sta muovendo.

Lo racconta Raimondo Cogotti, responsabile del global corporate services di CBRE, intervistato da Monitorimmobiliare.

L’ottimizzazione dei costi rimane il driver di decisione più importante per le aziende - spiega Cogotti – .

L'attività di rinegoziazione dei canoni e delle condizioni di affitto, molto diffusa fino allo scadere del 2013, sta lasciando più spazio a strategie di rilocalizzazione”.

Alcuni esempi italiani si sono già visti sul campo, vedi i traslochi Google, Accenture, Amex.

Della stessa parita si inserisce la razionalizzazione degli spazi che sta mettendo a punto Unicredit
, sia a Milano che a Roma.

“Negli ultimi mesi è certamente subentrato un clima di leggero ottimismo che ha frenato un po' la mobilità - prosegue Cogotti – anche se una parte degli utilizzatori resta attiva nella ricerca di una nuova sede per la propria azienda”.

Da segnalare anche un trend da “ritorno al passato”: gli utilizzatori intervistati dalla ricerca hanno espresso strategie di localizzazione dimostrando un interesse verso gli indirizzi più centrali, favorito della compressione dei valori nel centro storico (questo accade in particolare a Milano, meno vero a Roma).

Altro trend in atto anche nel nostro Paese è “la tendenza di implementazione di strategie alternative di workplace, sempre più legate obiettivi aziendali relativi alla cultura del lavoro e all’ambiente” aggiunge Cogotti.

La selezione dell’immobile - per i responsabili corporate - si sta dimostrando una leva piuttosto forte per conservare e attrarre nuovi talenti nell'orbita dell'azienda (e in tal senso le strategie di workplace anche nel nostro Paese mirano a un ambiente che migliora la produttività, l’efficienza aziendale, accompagna l’evoluzione tecnologica wireless, senza per forza focalizzarsi sulla sola riduzione degli spazi).


Al contrario, la maggior parte delle società interrogate hanno dimostrato una scarsa implementazione del home working.

Anche qui con le dovute eccezioni, perché alcune realtà stanno testando questo modo di lavorare a sostegno del concetto di work-life balance, molto chiaro all'estero, meno in Italia.


Infine, il ruolo delle funzione real estate sta mettendo in evidenza l'obbligo maggior controllo sui dati immobiliari legati al portafoglio strumentale, senza il quale le strategie di gestione efficace diventano impossibile.

Scarica allegato

 

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