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23 Aprile 2026
Si è tenuto a Roma il “Rome Iinvestment Forum 2015 Financing Long-Term Europe” organizzato da Febaf – la Federazione delle Banche, delle Assicurazioni e della Finanza.
Ha aperto i lavori il presidente Febaf Luigi Abete, che ha dichiarato: “Il Forum ha come tema gli investimenti a lungo termine, che arrivano in quantità inferiore a quelli che servirebbero. Questo forum è un appuntamento annuale di verifica, cioè non vorremmo fare la solita prolusione delle aspettative, ma che ci aiuti a constatare i passi avanti e quelli indietro che sono stati fatti, le opportunità e i rischi che ci siamo presi. Febaf sostiene il piano Junker, poiché l'abbiamo visto da subito come un percorso da condividere e consolidare. Questo per due motivi: il primo è dovuto al fatto che sul mercato non esistono proposte migliori al momento; il secondo è che l'organizzazione e modulazione del progetto faceva riferimento ad alcuni principi che noi consideriamo validi, anche se molto dipende dai comportamenti dei singoli attori. Come già detto, il nostro giudizio è positivo su questi temi ma sapranno i Paesi implementare e gestire le loro piattaforme nazionali? Sapranno questi Paesi implementare questi fondi per avvicinarsi a una dimensione macro più significativa? Facciamo un grande dibattito sul fatto che le esportazioni vanno più o meno in relazione all'andamento dei Paesi emergenti, poniamo attenzione sul fatto che i fattori di sviluppo della crescita interna siano strutturali o congiunturali, tutti dibattiti che si concentrano su due dei tre corni della crescita, tralasciando il tema degli investimenti, nè pubblici nè privati. Il tema degli investimenti è fondamentale per dare stabilità a questo risveglio della crescita. Su questo il piano Junker può fare molto".
E’ intervenuto poi il ministro dell’Economia e della Finanza Pier Carlo Padoan, che ha precisato: “Gli investimenti sono insufficienti, il livello di rischio è notevolmente inferiore al livello necessario per favorire una crescita stabile. Sul fronte pubblico, gli investimenti sono calati negli ultimi anni, dunque è sempre più determinante coinvolgere capitali privati. Promuovere le aziende giovani è strategico per l'UE; più della metà dei posti di lavoro provengono da queste realtà. La crescita e sviluppo delle aziende giovani sono una sfida fondamentale per l'Unione Europea. L'Italia deve accedere ai fondi con la riforma profonda del settore bancario. Il made in Italy sta cambiando la propria identità e dunque ha bisogno di un sistema finanziario stabile. Il governo italiano aiuterà le pmi attraverso i mini bond, con l'obiettivo di creare un sistema di accesso al credito più agevole. Sul fronte del finanziamento all'innovazione credo che l'Italia possa rivestire un ruolo di attore fondamentale. Sosteniamo le imprese innovative, l'Unione Mercati Capitali rafforza il collegamento tra risparmi e crescita, al contempo, devono aumentare gli investimenti infrastrutturali. L'obiettivo finale a cui auspico è un ritorno concreto agli investimenti reali, tradotto, massima assunzione dei rischi e massima condivisione tra gli stati membri, solo così avremo più crescita e più occupazione".
A seguire il vice presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani ha dichiarato: “È impossibile parlare del futuro dell'economia se non c'è sinergia tra il settore finanziario e quello dell'industria. L'UE deve mettere le imprese nella posizione di competere con i competitors americani e asiatici. Occorre inoltre difendere i prodotti europei contrastando la concorrenza sleale. Ci vogliono regole comuni, rilanciare la crescita tramite gli investimenti; c'è mancanza di fiducia perché manca una strategia comune e condivisa. In più fattori esterni come terrorismo ed emergenza migranti non hanno di certo aiutato a rendere il clima favorevole per lavorare in questo senso. Per quanto riguarda le venture capital, con il bilancio comunitario 2014-2020 ci sono 2.4 mld di euro a disposizione per favorirne lo sviluppo. L'industria deve affacciarsi alla green economy, puntare sul digitale (lo spread dell’Italia con gli altri paesi è troppo alto) e facilitare l'accesso al credito per le piccole medie imprese. Il piano Junker va in questa direzione anche se i finanziamenti sono insufficienti. Questa serie di iniziative rischiano di insabbiarsi se non viene snellita la burocrazia: troppi permessi per avviare un'impresa così si rischia di non far crescere l'economia reale. Sono necessari 3 elementi per la crescita:
- Piano azione mercato capitali (pilastro del piano Junker): è necessario armonizzare tra i paesi gli strumenti finanziari per aiutare gli investitori a conoscere tutte le opportunità che offrono le pmi europee e viceversa.
- Sistema bancario e politica fiscale: Le banche devono erogare prestiti alle pmi. Per aumentare la competitività e facilitare la crescita ci vorrebbe una vera unione fiscale, di difficile applicazione ma è l'unica soluzione possibile.
- Futura governance monetaria europea: Occorre un sistema di governance unico e con regole comuni.
Se vogliamo che l'Europa incida nelle scelte di poltica economica/finanziaria c'è bisogno di più Italia in Europa. Il sistema Italia non ha una strategia per dare forza ai funzionari italiani, è troppo orientata ad affrontare i casi nazionali".
Per quanto riguarda l’esperienza del settore immobiliare, è stata coinvolta al tavolo Assoimmobiliare, Associazione di Confindustria presieduta da Aldo Mazzocco e diretta da Paolo Crisafi, che ha rappresentato la visione dell’industria immobiliare. In particolare il dg Paolo Crisafi ha dichiarato:” Il real estate va oggi più che mai concepito come infrastruttura complessa ragionando in termini di immobiliare di concezione, che al suo interno ricomprende, oltre la logica del consumo quasi zero del territorio a favore della riconversione dei tessuti urbani, anche la filiera dei servizi, la trasformazione, la renovatio urbis, l’attrazione capitali attraverso i veicoli di cui, ad oggi, è dotato il sistema Pese (Siiq, Fondi e Sicaf) e strutturazione dei finanziamenti, l’exit strategy; tutti concetti che nascono dalle buone pratiche dei principali immobiliaristi associati, ormai divenuti patrimonio comune di tutti gli organismi e delle forze politiche e istituzionali.
Assoimmobiliare in occasione della crisi (in particolare quella del 2011 che ha riguardato il sud Europa e nello specifico l’Italia rispetto a quella del 2008 ha riguardato tutti i Paesi avanzati) e tenuto conto che il nostro patrimonio immobiliare ha la necessità di imponenti investimenti per essere qualificato e per renderlo adatto alle nuove funzionalità della nuova economia, si è concentrata in particolar modo sull’attrattività del mercato immobiliare.
Dopo 5 anni di lavoro con le Istituzioni sono stati ottenuti alcuni importanti risultati, ed altri ancora sono in itinere. Tra questi si è riusciti:
1.a far “dimenticare” le catastrofi di molte società e fondi proprio declamando la volontà di diventare un mercato su cui investire;
2.a portare ad una sostanziale indifferenza fiscale tra fondi quotati e SICAF; così che la scelta di investimenti non sia fatta per motivi fiscali, per natura distorsivi, ma tenendo conto della bontà dell’operazione;
3.a riformare la normativa in materia di SIIQ, prima che per favorire la nascita di nuovi veicoli quotati, ad “annunciare” agli investitori l’attenzione del Governo italiano al tema immobiliare e all’attrattività dei capitali esteri.
Va ricordato infatti che i capitali globali vengono gestiti secondo classi di investimento ed è importante che ora si possa offrire tutta la gamma delle opportunità di investimento. Noi siamo convinti che l’attrazione di capitali stranieri, unitamente agli investimenti sicuri da parte degli investitori istituzionali del welfare, sia sostanziale per ammodernare la nostra infrastruttura immobiliare, ma anche veicolo sicuro di trasmissione di best practice e standard che vanno a migliorare e a rendere trasparente le filiere dei servizi immobiliari, oltre alla generazione di nuovi manager e imprenditori di profilo internazionale, con un definitivo allineamento dell’Italia agli altri paesi avanzati in termini di trasparenza fiscale del settore immobiliare.
Inoltre, al fine di perseguire obiettivi di interesse macroeconomico legati alle valorizzazioni/dismissioni, nonché alla promozione dell’edilizia residenziale sociale (social housing), sarebbe opportuno uniformare le normative urbanistiche regionali rendendole omogenee in termini di linguaggio e di strumenti giuridici, ed inoltre introdurre taluni perfezionamenti/agevolazioni fiscali e regolamentari quali, ad esempio:
1.rendere esenti i proventi distribuiti dagli OICR immobiliari (Fondi e SICAF) e dalle SIIQ: (i) alle pubbliche amministrazioni rientranti nell’elenco dei soggetti inseriti nel conto economico consolidato individuati dall’ISTAT ai sensi dell’articolo 1, comma 3, della legge 31 dicembre 2009, n. 196; (ii) alle imprese di assicurazione che investono in OICR e SIIQ - a copertura delle riserve matematiche dei rami vita - istituiti per la valorizzazione/dismissione di immobili pubblici; (iii) agli Enti gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie privatizzati, ai sensi del decreto legislativo n. 509/1994, nonché gli Enti gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie costituiti ai sensi del decreto legislativo n. 103/1996;
2.ripristinare le disposizioni di favore riguardanti l’imposta di registro e ipo-catastale relative ad atti di trasferimento di immobili, o diritti reali, su immobili in cui sono parte contraente gli OICR immobiliari e le SIIQ;
3.esenzione durante il periodo di valorizzazione dell’asset pubblico dall’imposta unica comunale (IUC) che si compone dell’imposta municipale propria (IMU), dal tributo per i servizi indivisibili (TASI) e nella tassa sui rifiuti (TARI);
4.consentire agli Enti gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie privatizzati di investire le proprie disponibilità in SIIQ, Fondi e SICAF immobiliari impegnati nella valorizzazione e dismissione del patrimonio immobiliare pubblico. A tal fine sarebbe opportuno riconsiderare i limiti di investimento previsti dallo schema di regolamento ministeriale di attuazione dell’articolo 14, comma 3, del decreto legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito con modificazioni dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, recante disposizioni in materia di investimento delle risorse finanziarie degli enti previdenziali, dei conflitti di interessi e di depositario, posto che: (i) l’investimento in fondi immobiliari sembrerebbe cappato al 30% delle disponibilità complessive dell’Ente; (ii) l’investimento diretto in immobili devono essere contenuti entro il limite del 20% del patrimonio dell’Ente; (iii) l’investimento in OICR alternativi (FIA), compresi i fondi chiusi, è contenuto entro il limite del 20% delle disponibilità complessive dell’Ente e del 25% del valore dell’OICR alternativo. A tal fine è fondamentale il dialogo dell’Associazione, anche attraverso Febaf, con i qualificati Soggetti preposti alle attività immobiliari (in particolare Agenzia del Demanio, Agenzia delle Entrate, Banca d’Italia, Cassa Depositi e Prestiti, Consip, Consob, Fondazioni bancarie e culturali, Invimit sgr, Mef, Mise, Mit), con cui vi sono interlocuzioni per la costruzione di basi condivise per le politiche industriali del Settore, d’intesa con Anci, Ifel e Fondazione Patrimonio Comune, e per una migliore semplificazione ed equità delle normative”.
È online il nuovo numero di REview. Questa settimana: Savills: Q1 2026, investiti 450mln nella logistica in Italia (Vide
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