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Fresco di nomina alla presidenza di Aspesi, Franco Minardi parla con Monitorimmobiliare.it dei programmi del suo mandato ai vertici dell'associazione tra le società che si occupano di promozione e sviluppo immobiliare.
D: Quali sono le priorità in agenda per i prossimi anni?
Minardi: Procediamo con il progetto di Federimmobiliare, cercando di trovare una linea condivisa con le altre associazioni di settore per avere maggior forza nei confronti delle istituzioni sia a livello nazionale che a livello locale.
L'obiettivo è fare fronte comune: nella filiera degli operatori italiani del real estate ci sono vedute e interessi specifici, pensiamo ad esempio alle esigenze dei fondi immobiliari rispetto a quelle dei costruttori, ma crediamo non siano delle differenze così forti da impedire al progetto di federazione di andare avanti.
Un secondo fronte è trovare nuovi associati, investendo nei servizi e nei vantaggi che l'associazione dà.
A proposito di servizi stiamo mettendo a punto per gli iscritti un network per investire all'estero, a partire dai Paesi europei.
D: É il suo secondo mandato come presidente Aspesi anche se il primo risale al 1993: come è cambiata da allora l'associazione?
Minardi: Vent'anni fa eravamo un club di sette-otto gruppi immobiliari, anche importanti, che si confrontava sulle principali tematiche del settore, oggi siamo una vera e propria associazione con 156 soci, molto concentrati su Milano e sul segmento dell'immobiliare residenziale, ma di spazio per crescere ce n'è ancora, anche sugli altri segmenti come retail e uffici.
D: In tutto questo, uno scenario di mercato negativo.
Minardi: Possiamo dire che è un mercato morto, anche se gli italiani sono sempre propensi all'acquisto della casa.
Le tempistiche medie di vendita sul residenziale si aggirano intorno ai cinque-sei mesi, quindi anche raddoppiate rispetto al passato e spesso capita che l'acquirente cambi idea e non compri più, per colpa di un clima di incertezza generale o per via delle banche che non concedono mutui.
L'interesse a compare quindi c'è, ma non ci sono i presupposti per una svolta: per vedere la fine del tunnel bisognerà aspettare almeno il 2013.
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