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23 Aprile 2026
L'impennata della volatilità delle borse, vista nel terzo trimestre di quest'anno, minaccia una replica anche nell'ultima parte dell'anno.
Colpa dal clima di incertezza sul rialzo dei tassi da parte della Fed americana e del rischio di un "hard landing" in Cina.
Lo segnala il dossier CEE Quarterly, pubblicato da Unicredit, gruppo di piazza Gae Aulenti che sul mercato immobiliare italiano sta giocando la sua partita sui mutui e sulle agenzie di intermediazione immobiliare nelle filiali.
Nel contesto globale – si legge nel report - gli asset dei mercati europei hanno sofferto a causa del deprezzamento delle valute, dell'aumento vertiginoso dei prezzi di bond e azioni e dell'indebolimento delle prospettive di crescita.
Nella CEE (che include i nuovi membri dell'UE nell'Europa Centrale, compresi alcuni dei paesi che sono entrati nell'UE nel 2004 e nel 2007, cioè Bulgaria, Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Romania e Slovacchia.
La Croazia viene considerata a parte), il difficile contesto esterno ha amplificato le divergenze all'interno della regione.
Le due più grandi economie regionali - Russia e Turchia - hanno registrato performance negative, mentre le altre hanno gestito l'ultimo scossone del mercato uscendone perlopiù incolumi.
“Trovandosi in una condizione di ridotta esposizione diretta nei confronti della Cina e in vantaggio sul versante del prezzo delle commodity - ha spiegato Lubomir Mitov, Chief CEE Economist di Unicredit -, la CEE-UE viene vista sempre di più come un porto sicuro fra i mercato europei”.
La crescita nella CEE-UE è proseguita a passo svelto nel secondo trimestre e gli indicatori di breve termine lasciano pensare che la tendenza proseguirà anche nel terzo trimestre.
Ci aspettiamo che il PIL reale cresca del 2-3,5% per tutto quest'anno, leggermente al di sopra del potenziale.
Se la crescita è stata inizialmente trainata dalle esportazioni grazie alla ripresa nell'UE, adesso è la domanda interna a svolgere un ruolo fondamentale.
Il calo delladisoccupazione, la crescita salariale più solida e l'inflazione ai minimi storici hanno favorito i consumi, mentre l'aumento dell’utilizzo dei fondi UE ha favorito gli investimenti.
Nel frattempo, la bilancia commerciale dei paesi è forte: la crescita dell'export resta solida,sebbene al di sotto dell'impressionante passo tenuto nel 1Q15, e le partite correnti in surplus o quasi in pareggio.
Per quanto riguarda gli altri paesi della regione, la Turchia non è riuscita a trarre adeguatamente vantaggio dagli sviluppi positivi nell'UE, dal calo del prezzo del petrolio o dell'eccesso di liquidità globale.
La Russia è quella che ha risentito maggiormente dell'inversione del ciclo delle materie prime.
Poiché petrolio e gas naturale rappresentato il 75% delle esportazioni e assicurano quasi la metà delle entrate statali, la nuova flessione dei prezzi del petrolio iniziata a luglio ha impattato in modo significativo l’economia, già indebolita dalle sanzioni.
Nel secondo trimestre 2015 l'Ucraina, interessata da una crisi finanziaria e geopolitica senza precedenti, sembra essersi avviata, almeno dal punto di vista economico, verso la ripresa. Il PIL reale, la produzione industriale e le vendite al dettaglio si sono stabilizzate durante l'estate o hanno mostrato i primi segnali di crescita, sia pure partendo da un livello molto basso.
La Croazia e la Serbia sono uscite dalla recessione grazie alla ripresa dell'Area Euro, anche se la crescita di entrambe sarà quest'anno inferiore all'1% a causa della ridotta quota di esportazione verso l’area Diversamente dalla CEE-UE, la domanda interna è ancora lontana dal recupero, ostacolata da squilibri macroeconomici che hanno influenzato la fiducia e condizionato le scelte politiche.
Un'occhiata anche alle previsioni a medio termine: “Il prossimo anno la crescita della CEE-UE dovrebbe restare solida – riprende a parlare Lubomir Mitov - .
Il contesto globale per la CEE resta ancora al di sopra del potenziale.
Un lieve rallentamento può essere previsto nei paesi che hanno fatto maggiore affidamento sui fondi UE per gli investimenti, con un prevedibile calo di utilizzo durante la transizione fra i due bilanci UE dappertutto, salvo che in Polonia.
Tuttavia, il rallentamento negli investimenti finanziati dall'UE dovrebbe essere compensato, per la maggior parte, dal rafforzamento dei consumi, dalla difficoltà di reperire nuova forza lavoro che dovrebbe portare a una crescita salariale più ampia. Con una crescita ben equilibrata, le bilance commerciali dovrebbero rimanere stabili.
Data la preponderanza dei flussi relativi agli investimenti diretti esteri e la solidità dei fondamentali, i rischi per i finanziamenti esterni sono veramente minimi se non nulli”.
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