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23 Febbraio 2026

Iardella, Bain: private equity, cresce tra Europa e USA l'attenzione per il real estate (Video)

di Red

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Il mercato del private equity ha mostrato nel 2025 una crescita significativa sia negli Stati Uniti sia in Europa, ma con dinamiche profondamente diverse. A valore, gli USA hanno registrato un’espansione più marcata grazie a un numero superiore di mega deal oltre i 10 miliardi, mentre in Europa l’aumento è stato trainato soprattutto dai deal di fascia media, con i mega deal in contrazione. 

All’interno di questo scenario, il real estate si conferma una delle asset class più dinamiche e resilienti, in crescita sia in Europa sia negli Stati Uniti grazie alla percezione di maggiore stabilità rispetto ad altri comparti più esposti a volatilità e shock di mercato.

Le prospettive per il 2026 restano positive: in Europa si attende un ulteriore incremento del numero di deal mentre in Italia, dopo un 2025 molto vivace soprattutto nella fascia bassa, è previsto anche il ritorno di operazioni di dimensioni maggiori. L'Italia continua a essere un mercato attrattivo per i capitali privati grazie a un tessuto industriale ricco di eccellenze e verticali ad alta specializzazione, dall’energia alle risorse naturali fino alla tecnologia, che pur pesando meno rispetto al resto d’Europa offre opportunità di grande qualità. Il contesto rimane competitivo e complesso, ma le opportunità non mancano per gli operatori capaci di muoversi con competenza e visione strategica.

Sergio Iardella, Senior Partner e responsabile italiano Private Equity di Bain & Company: “Nonostante i segnali di rinnovato dinamismo nel corso dell’ultimo anno, una ripresa dell’attività sostenuta da alcune delle operazioni di buyout più rilevanti mai registrate, e il forte aumento del valore delle exit, il settore è maturo e si trova ad affrontare un punto di svolta critico. I fondi devono competere in modo sempre più intenso per attrarre capitali e rispondere ad aspettative di performance sempre elevate da parte degli investitori, in un contesto ancora segnato da pressioni strutturali, da persistenti incertezze macroeconomiche ma anche da fattori esogeni profondamente diversi dai decenni precedenti e che rendono la generazione dei ritorni attesi molto più difficile”.

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