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9 Agosto 2025

Confedilizia: quattro soluzioni per migliorare l'accesso alla casa

di Giorgio Spaziani Testa, Presidente Confedilizia

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È sempre vivo, sui media, il dibattito intorno al tema dell'accesso alla casa, con particolare riferimento a quella in affitto, e ai migliori strumenti per garantire tale accesso in modo esteso, venendo incontro a chi attualmente fa più fatica. Ferma restando la consapevolezza, diffusamente condivisa, che grande parte del problema risieda in un livello di redditi che per larghe fasce della popolazione non è più al passo con il costo della vita, può essere formulata qualche proposta per affrontare la questione, al fine di migliorare la situazione e risolvere alcune criticità.

1. Rafforzare le locazioni a canone concordato. Esaurita nei primi anni novanta l'esperienza dell'equo canone, seguita da un periodo transitorio di applicazione dei cosiddetti "patti in deroga", dal 1998 la locazione abitativa è regolata da una normativa che affianca alla contrattazione libera un canale "agevolato" (o "concordato") che vede la fissazione del canone, da parte del locatore e del conduttore, all'interno di minimi e massimi stabiliti tramite accordi stipulati in ambito comunale fra organizzazioni dei proprietari e degli inquilini. Occorre rafforzare questa forma di affitto calmierato, favorendone la diffusione attraverso l'incremento degli incentivi fiscali previsti in caso di suo utilizzo. Due potrebbero essere le misure da attuarsi in questa direzione: a) l'applicazione in tutti i Comuni della cedolare secca del 10%, anche per ridurre la pressione abitativa nei centri maggiori, a vantaggio di quelli a essi limitrofi; b) un maggiore abbattimento dell'Imu a carico dello Stato, attualmente previsto nella misura del 25%. Il resto dovrebbero farlo i Comuni, fissando aliquote ridotte, sempre in caso di utilizzo dei contratti "concordati", dell'imposta patrimoniale locale.

2. Rendere celeri gli sfratti. Oltre che di incentivi, i proprietari hanno bisogno di fiducia. E quando si parla di affitto, fiducia vuol dire certezza di rientrare in possesso del proprio immobile in tempi rapidi in caso di morosità o di finita locazione. Qui c'è molto da lavorare. Il problema non è solo di natura legislativa, considerato che la fase esecutiva dei procedimenti di rilascio risente di condizionamenti di varia natura, anche politica. Tuttavia, qualche cambiamento normativo può essere d'ausilio, e la Confedilizia è in procinto di presentare al Governo una proposta articolata in tal senso.

3. Rifinanziare e rendere efficienti i fondi a sostegno degli inquilini. Una strategia complessiva sulle politiche abitative non può trascurare strumenti finalizzati a sostenere, nel pagamento dei canoni di locazione, gli inquilini che si trovino in situazioni di disagio economico. In questo quadro, quel che si rende necessario è tornare a finanziare in misura adeguata i fondi da tempo previsti dall'ordinamento (l'ultima legge di bilancio ha riavviato quello per la "morosità incolpevole") e migliorarne il funzionamento, in modo da garantire che le somme stanziate siano utilizzate con sicurezza e tempestività per il pagamento dei canoni.

4. Far funzionare l'edilizia economica e popolare. Accanto alla locazione privata, che in Italia è stata da sempre assicurata nella quasi totalità dalla proprietà immobiliare diffusa, fatta di famiglie di piccoli risparmiatori, una componente essenziale dell'offerta abitativa è rappresentata dall'edilizia pubblica. Ma in questo ambito la situazione è molto critica. Gli ultimi dati evidenziano l'esistenza di ben 86.000 alloggi popolari non assegnati, in quanto bisognosi di interventi di ristrutturazione, che si aggiungono a chissà quante migliaia di abitazioni occupate abusivamente, a seguito di azioni di forza o per effetto di mancati controlli sulla permanenza dei requisiti. Tutto ciò non è tollerabile. Da questo punto di vista, i 1.381 milioni di euro stanziati dalla manovra 2025 per l'efficientamento dell'edilizia pubblica sono una risposta importante. Così come essenziale è dare presto seguito a quel piano nazionale per l'edilizia residenziale pubblica e sociale (denominato "Piano Casa Italia") pure introdotto con la legge di bilancio, auspicabilmente anticipandone l'attuazione.

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