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1 Aprile 2022

CampusX incontra i donors e le ragazze del progetto Afghanistan 2030 - next leader

di E.I.

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CampusX ha incontrato a Torino i donors e le ragazze che hanno aderito al progetto “Afghanistan 2030 – next leader”, consentendo a 10 ragazze afghane, evacuate ad agosto da Kabul a seguito della presa da parte dei Talebani, la possibilità di proseguire gli studi universitari nel nostro Paese. 

Mina, Nilofar e Hasina sono state accolte a dicembre 2021 al CX-Place Belfiore di Torino, dove hanno iniziato il loro percorso di inserimento universitario. Durante l’incontro le tre studentesse hanno raccontato le loro storie e condiviso le loro esperienze.

Nilofar, 28 anni: “Il mio luogo di origine è Kunduz, ma sono nata a Kabul. Durante il primo periodo di regime talebano io e la mia famiglia ci siamo trasferiti in Uzbekistan, dove ho studiato e imparato il russo. Tornati in Afghanistan, dopo tante fatiche mi sono iscritta all’università e nel 2017 mi sono laureata in economia. Nel 2019 ho trovato lavoro come assistente finanziaria al Ministero dei Lavori Pubblici a Kabul, fino al 15 agosto 2021, quando i talebani hanno preso Kabul. Il 26 agosto sono arrivata in Italia con la mia famiglia. Ho frequentato un corso di italiano per due mesi e il 6 dicembre finalmente la mia vita è cambiata, quando ha saputo della possibilità di intraprendere l'università. Mi sono trasferita a Torino, dove tuttora studio Matematica per la Finanza e l’Assicurazione. Vivo a CampusX e non vedo l’ora di laurearmi e trovare lavoro così da poter essere indipendente come lo ero a Kabul.”

Mina, 20 anni: “Sono nata in una zona remota dell'Afghanistan, dove le famiglie vogliono solo figli maschi. Ho iniziato a studiare a 6 anni e ho incontrato diverse difficoltà, soprattutto nell’accesso all’università. In un paese corrotto, dove esiste la segregazione razziale e le donne vengono private dei loro diritti, l’esame d’ingresso all’università è molto complicato. Ho lavorato sodo e sono riuscita a iscrivermi alla Facoltà di Informatica all’Università di Herat. Insieme a un gruppo di coetanei abbiamo iniziato un percorso contro la violenza razziale e domestica nei confronti delle donne. Credevo, e credo ancora, che educazione, istruzione e conoscenza siano la soluzione. Ma i talebani hanno distrutto tutto ciò che avevamo costruito. Negli ultimi giorni a Kabul sono arrivata in aeroporto tra le sparatorie. Sono riuscita a salvarmi la vita, ma sono una rifugiata, lontana da casa. Arrivata in Italia ho insistito molto per poter continuare a studiare e grazie a questo progetto finalmente mi sono iscritta alla Facoltà di Informatica qui a Torino. Ora riesco a immaginare il mio futuro migliore e so che se mi impegno posso raggiungere i miei sogni, portare un cambiamento positivo nella mia vita, alla mia famiglia e alla società in cui vivo”.

Hasina, 22 anni: “Sono nata che già c’era la guerra nel mio paese. Il mio sogno era quello di laurearmi e andare all’estero ma non ci sono riuscita. Ero iscritta alla Facoltà di Scienze Politiche e Internazionali all’Università di Kabul. È stato il periodo migliore della mia vita, avevo tanti amici e molti sogni. Durante il mio ultimo semestre della triennale, a due mesi dalla laurea, i talebani hanno preso il potere e sono scappata. Era il 15 agosto 2021 quando sono arrivata in Italia; sono stata accolta da una famiglia italiana, una coppia di anziani che mi ha insegnato la lingua. A dicembre sono arrivata a Torino, dove ho dovuto ricominciare da capo e mi sono iscritta, insieme a Mina, alla Facoltà di Informatica. Ho deciso di intraprendere un percorso di studi diverso, talmente grande era stato il trauma di non essere riuscita a finire il precedente a Kabul”. 

Presenti all’evento anche la Vicesindaca di Torino Michela Favaro e Stefania Gualtieri, Vicepresidente della Fondazione Emmanuel, che ha selezionato le ragazze e sta garantendo loro costante supporto nel loro inserimento sociale e culturale.

Stefania Gualtieri, Vicepresidente della Fondazione Emmanuel: “Questo progetto, che nasce dall'input di un imprenditore, mette al centro "la persona", dieci ragazze afghane e, attraverso la costruzione di una rete territoriale costituita da organizzazioni del terzo settore, permette la riappropriazione di un sogno e la realizzazione di un futuro degno, è straordinario. Per Fondazione Emmanuel è un onore farne parte attraverso l'accompagnamento e l'orientamento costante rivolto alle studentesse. Il progetto sta generando in maniera evidente uno scambio osmotico, recuperando le diversità nella dignità e apportando valore inestimabile in tutti i soggetti coinvolti”.

Michela Favaro, Vicesindaca della Città di Torino: "Nilofar, Hasina e Mina possono essere un esempio importante per Torino e potranno usufruire delle borse di studio e avranno la possibilità di proseguire gli studi universitari nel nostro Paese. È importante garantire un costante supporto all’inserimento sociale e culturale e di orientamento ed inserimento socio-lavorativo dei richiedenti asilo, dei rifugiati e delle persone migranti e vulnerabili. Servono politiche culturali inclusive, un lavoro formativo nei luoghi di aggregazione perché capire vuol dire anche non discriminare. Su questo tema non vanno fatti passi indietro. Dobbiamo diventare un modello nazionale e internazionale di città per tutte e tutti, dove l’odio e le discriminazioni vengano condannati senza se e senza ma. La nostra deve essere una città aperta, che garantisce diritti e opportunità a tutti”.

Tra i donors presenti Giovanni Quaglia, Presidente Fondazione CRT e Presidente di REAM SGR, Alberto Anfossi, Segretario Generale della Fondazione Compagnia di San Paolo, Roberta Del Bosco Responsabile Area Welfare e Territorio Fondazione CRT. A introdurre l’incontro Giorgio Taddei, Sustainability Manager di CampusX.

Sono intervenute inoltre la Dottoressa Emanuela Barbero e la Professoressa Alessandra Fiorio dell’Università di Torino, che stanno collaborando attivamente al progetto fornendo assistenza nel processo di inserimento delle ragazze presso i propri istituti universitari.

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