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21 Aprile 2026
"In Italia, dopo che la crescita si era interrotta nel terzo trimestre, gli indicatori congiunturali disponibili suggeriscono che l'attività potrebbe essere ancora diminuita nel quarto". Lo si legge nel bollettino economico della Banca d'Italia. Se si verificasse, una simile possibilità equivarrebbe a una recessione tecnica, definita da due trimestri consecutivi in cui il prodotto interno lordo (pil) arretra.
"La proiezione centrale della crescita del pil è pari allo 0,6% quest'anno, 0,4 punti in meno rispetto a quanto valutato in precedenza", si legge ancora nel bollettino economico della Banca d'Italia. "Le proiezioni centrali della crescita nel 2020 e nel 2021 - prosegue il documento - sono dello 0,9 e dell'1%, rispettivamente», ma «i rischi per la crescita sono al ribasso".
"Nel terzo trimestre i consumi delle famiglie, in graduale rallentamento dall'inizio dell'anno, sono scesi dello 0,1 per cento rispetto al periodo precedente", rileva ancora l'istituto centrale, aggiungendo che "gli indicatori congiunturali più recenti suggeriscono che negli ultimi tre mesi dell'anno l'andamento dei consumi si sarebbe confermato debole, in linea con le più recenti dinamiche del mercato del lavoro".
Bankitalia ribadisce inoltre che gli investimenti sono diminuiti dell'1,1% nel terzo trimestre e si aspetta un rallentamento dei piani d'investimento delle imprese anche per il complesso del 2019.
"I premi per il rischio sui titoli sovrani sono scesi, per effetto dell'accordo tra il Governo italiano e la Commissione europea sui programmi di bilancio", prosegue Bankitalia: "Il differenziale tra i rendimenti dei titoli di Stato italiani e di quelli tedeschi a metà gennaio era di circa 260 punti base, 65 in meno rispetto ai massimi di novembre", si legge nel bollettino statistico. Tuttavia il documento osserva che "le condizioni complessive dei mercati finanziari restano tuttavia più tese di quelle osservate prima dell'estate".
Il costo del credito delle banche "resta contenuto" ma la persistenza dell'alto spread potrebbe far alzare i tassi sui prestiti. È quanto afferma ancora la Banca d'Italia che registra "segnali di irrigidimento dalle imprese" sull'offerta di credito. Fino ad ora l'effetto è rallentato dalle «buone condizioni di patrimonializzazione delle banche e l'elevata stabilità delle loro fonti di finanziamento". "In prospettiva, però, il persistere dell'elevato livello dei rendimenti sovrani e il costo della raccolta bancaria continuerebbe a spingere al rialzo il costo del credito".
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